Recensioni

6.8

Ciao, noi siamo i Melvins (del 1983) e facciamo un po’ come cazzo ci pare. Sì, senza essere parte della “casa delle libertà” (i più vecchi ricorderanno e la CdL, e la parodia guzzantiana) i Melvins fanno realisticamente quello che vogliono da almeno un trentennio abbondante. Ovviamente questo Working With God, di nuovo targato Ipecac dell’amico-cazzone Patton, si infila nel solco ed è un disco nuovo, non del 1983, ma con la formazione del 1983, ovvero con Mike Dillard dietro le pelli e i due sodali, le colonne del Melvins pensiero, King Buzzo e Dale crover a chitarra e basso.

Qualora credeste che questa del fare ciò che vogliono sia l’ennesima sparata del recensore, dimenticando quella trilogia in solitaria à la Kiss che fu forse la prima dimostrazione del loro essere dissacratori e che è tuttora il punto di non ritorno per capire i Melvins, vi dovrebbe bastare l’opener I Fuck Around, dato che è beffardamente e genialmente vergata su I Get Around dei Beach Boys. Quando si dice mettere le cose in chiaro da subito, no? E l’album si muove tutto su quella falsariga, un po’ cazzona e un po’ hard rock cafone tra sberleffi da pochi secondi e canzoni sfondate e slabbrate che prendono sludge (Hot Fish), hard rock (il panzer-rock appesantito di Caddy Caddy; la cafonata da biker on acid di Boy Mike), addirittura glam-rock (1 Fuck You) e li travisano con impeto punk-iconoclasta e autoironia a pacchi. Che dire oltre se non che i Melvins (del 1983) riprendono il discorso esattamente dove lo avevano lasciato con Tres Cabrones, la prima manifestazione compiuta di quella storica formazione e dalla cui recensione prendiamo la chiosa perché nulla è cambiato: i Melvins sono i campioni del “crasso (e grasso), spettinato, sbruffone, autoironico e iconoclasta rock pesante”. Insomma, lunga vita ai Melvins e al loro fregarsene di essere rilevanti o al passo coi tempi. (7/10)

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