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7.5

Lasciando da parte le ovvie implicazioni umane, personali, affettive e limitandosi esclusivamente all’aspetto musicale, è innegabile che la prematura morte di Tom Relleen, avvenuta nell’agosto del 2020, abbia interrotto un flusso di indagini sonore di primissimo livello. Tomaga, in primis, ovvero il duo condiviso con Valentina Magaletti, ma anche progetti e collaborazioni più o meno estemporanee come Staran Wake, Oscillation, Autotelia per non dire dei qui presenti Melos Kalpa. Un quintetto condiviso con la compagna Marta Salogni (a Revox e tape machine) – con cui Relleen ha registrato un ottimo lavoro a quattro mani, ovvero Music For Open Spaces – e con Jem Doulton (marimba, vibrafono, batteria), Agathe Max degli Abstract Concrete (violino, viola, mandolino, mellotron, voce) e David Morris (chitarra e cuatro puertorriqueño), e in cui Relleen ha riservato per sé basso, Buchla, vibrafono e mellotron.

Facile intuire dall’apparato in campo che quella di questo disco, insieme esordio e apparente canto del cigno (speriamo di no dato che i 4 hanno suonato in qualche festival quest’anno), sia musica fortemente (minimal)percussiva (il post-gamelan di Motion Parallax) e ampiamente psichedelica, costruita quasi sempre per sottrazione e reiterazione (l’architrave che sorregge A Drifter With Purpose prima che si libri verso estatici empirei) e con quelle modalità “minimaliste” che spesso hanno contraddistinto la produzione di Relleen (quella specie di Gotan Project in absentia che è Tanger) e con una attenzione particolare a influenze etniche, spesso orientali.

Ovviamente il tutto assume ancor più senso sulle lunghissime distanze, tanto che la suite conclusiva Melos Rhythm coi suoi 22 e passa minuti è l’humus ideale per far germinare tutti i frutti che questa formazione può/poteva far nascere: world music nella sua accezione più intrigante e vivace, droni, psichedelia, minimalismo, reiterazione ritmica e quant’altro possiate immaginare si fondono in una cullante, prismatica, iridescente healing music di cui si ha sempre più bisogno e che è capace di far tornare in mente la Natural Information Society di Joshua Abrahams come dei GY!BE cresciuti a Damasco. Il tutto, vale la pena, purtroppo, ricordarlo, registrato più di 5 anni fa, a dimostrazione che certe musiche nascono al di fuori dei concetti solitamente condivisi di tempo e spazio.

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