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6.8

Un album omonimo, un film retrospettivo, un tour d’addio. Dave Mustaine spegne i riflettori sulla sua creatura a testa alta, con un ultimo vessillo che cementi la sua legacy. Dieci anni fa, Dystopia gli valse persino un Grammy, e da allora il percorso è stato quello di una rinascita thrash, un ritorno alle origini. Una traiettoria non dissimile da quella degli eterni rivali Metallica.

Chiudere il cerchio significa confrontarsi anche con loro, di cui Mustaine fu parte e co‑scrisse Ride the Lightning, qui reinterpretata come bonus track, un riprendersi ciò che è suo. Sentitevi anche Puppet Parade e ci ritroverete qualcosa di Enter Sandman. Il co-produttore è lo stesso di The Sick, The Dying… And The Dead!, Chris Rakestraw, disco registrato mentre Mustaine stava affrontando alcune complicazioni di salute, oggi superate con successo. Temi e arrangiamenti seguono la medesima logica: chitarre affilate, power chords serrati, cambi di ritmo, drumming ossessivo e, quando serve, assoli psicotici. Non manca nulla, neanche una parte melodica che richiama i bistrattati (a ragione) anni ’90 della band.

Brano topico è Tipping Point, il “punto di rottura”, in cui il torto subito diventa reazione incontrollata. Da qui parte la carrellata di vendetta, giustizia personale, tradimento, perdita di controllo e simbolismo religioso deformato, intrecciati a una lettura sociale e politica che racconta il collasso di sistemi fondati su menzogna, manipolazione e violenza.

Dave di destra? Coff coff. Oggi dice di no, e aggiunge di essere un cristiano che risponde a angeli diversi. Sia quel che sia, questo lavoro è musicalmente sincero e diretto. I pezzi sono solidi, la band – James LoMenzo (58), Dirk Verbeuren (46) e Teemu Mäntysaari (39) – è rodata e compatta. E se inevitabilmente suona tutto come già sentito (attacco e svolgimento di Made To Kill sono da ABC del thrash), il punto non è sfuggire alla propria storicizzazione, ma dirlo un’ultima volta e farlo bene, senza alzare il volume o spingere sempre sull’acceleratore. Al centro c’è Dave e la sua vociona ripassata nell’asfalto, con i suoi limiti ma anche il carisma che ancora gli attribuiamo.

E questo è Megadeth.

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