Recensioni

4.5

I Cairo Gang sono la creatura di Emerett Kelly, collaboratore di Beth Orton e multistrumentista di un certo gusto. Nel disco di debutto gioca a sporcare di weirdness quello che né più né meno è classico indie rock sulle orme di Wilco, Built To Spill e Sebadoh cercando di suonare un minimo attuali e particolari. Le fattezze melodiche delle composizioni di Emerett non fanno comunque una grinza, lo si capisce subito con Warning, che gode anche di un buon arrangiamento e con la successiva A Hammer For The Temple che muove sulle orme delle ballate acide dei Pink Floyd.

Le atmosfere sanno farsi ora più ombrose, come nella cadenzata So It Goes, nell’arpeggiata Bones In The Ground, in Funnel Cloud, che è quasi rubata agli Sparklehorse ora più freak come in Zyczgkowy o nel trovatorato folk di Safe And Sound. A corredo di queste ci sono un gran numero di ballate per voce e chitarra che trasudano noia e mancanza di inventiva dietro ogni singola nota. Quando appaiono dischi del genere si capisce che c’è qualcosa che non va. Dietro le fascinazioni – in verità anche un po’ scolastiche – per la scena freak folk si cela il tentativo di nascondere da un lato la mancanza di originalità e creatività e dall’altro il tentativo di salire su un carrozzone e trovare un proprio motivo d’essere.

Emerett Kelly dovrebbe smetterla di atteggiarsi a ciò che non è e dedicarsi di più ad affinare il songwriting, per poter partorire un disco di valore.

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