Recensioni

Il non saper dare seguito ad un fragoroso debutto ha mietuto vittime illustri tra gli indie rock idols di metà anni zero: i Futureheads sono finiti a realizzare dischi totalmente a cappella, i The Rakes si sono sciolti senza dare nell'occhio e i Fratellis sono da anni in pausa, solo per citare tre dei nomi più importanti. Dopo il mediocre Quicken The Heart, analogamente ad altri indie-colleghi – Julian Casablancas, Paul Banks/Julian Plenti, Brandon Flowers e Kele Okereke – anche Paul Smith tentò con Margins la carriera solista con risultati non esattamente memorabili.
Rimessi gli abiti del leader dei Maxïmo Park, Paul e soci danno alle stampe The National Health, arrivando così al quarto album, il che è già comunque un risultato considerato l'appeal – non solo della band, ma dell'intero genere – sempre più deteriorato.
The National Health affronta tematiche piuttosto alte e attuali e si concentra sul tornare a prendere il controllo della propria esistenza in un momento di profonda crisi. Come spesso accade però le buone intenzioni concettuali non trovano riscontro a livello musicale.
Gli aggiornamenti alla proposta sonora dei Maxïmo Park sono minimi e quasi impalpabili, molto più evidente è invece la testardaggine nel voler tenersi buoni gli irriducibili nostalgici del boom indie-rock dello scorso decennio. La testartaggine però a volte paga, infatti – contrariamente a Quicken The Heart – qui le canzoni non mancano.
Certo, per contare i filler potrebbero non bastare le dita di una mano (la titletrack, l'eccessiva This Is What Becomes Of The Brokenhearted, i tastieroni di Banlieue), ma lungo le tredici tracce del disco non mancano gli episodi riusciti: il minuto di When I Was Wild, il tiro rock – la mano di Gil Norton si sente – di Waves of Fear e il ritmo trascinante di Until The Earth Would Open.
Gradevoli lo sono ancora, ma i Maxïmo Park con The National Health difficilmente riusciranno ad invertire il trend della loro carriera: il tempo passa e il dubbio che buona parte del merito di A Certain Trigger fu quello di uscire nel momento storico giusto, si fa sempre più forte.
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