Recensioni

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Difficile essere buoni con Maximilian Hecker quando è l'opera del tedesco ad essere, prima d'ogni altra cosa, indulgente con se stessa. Dopo il Sea Change personale che fu I Am Nothing But Emotion, No Human Being, No Son, Never Again Son, dedicato alla prostituta giapponese Nana di cui s’era invaghito, il ragazzo da rotocalco indie che non ha paura dei sentimenti torna più patinato e arrangiato che mai con Mirage Of Bliss, il miraggio dell’estasi.

Il settimo album, inciso in Spagna, che vede l'aiuto cruciale di Martin Glover / Youth (Orb, Killing Joke), sarà probabilmente ricordato come l'opus personale, il lavoro dove la consueta artificiosa proposta (AOR ballad, soft rock, power pop dei Settanta passate sotto setaccio Kid A) incontra una chirurgica – e quanto mai definitiva – scenografia per chitarra acustica, piano, glockenspiel e synth.

Con Youth ad apparecchiare un riuscito allestimento tra Sigur Ros, Scott Walker, Simon & Garfunkel e naturalmente Radiohead (vedi le dichiarazioni su Zomobo) ed Hecker a puntare tutto su una rischiosa purezza estetica, sarà la sola 道玄坂, di otto minuti, l'unico momento da ricordare per afflato e urgenza (ancora Nana?), il solo episodio dove il bisogno di controllo totale del musicista rompe un format stopposo e diabetico. Da menzionare, infine, il tentativo di crescendo Thom Yorke / Matthew Bellamy che è Heavenlies e la seconda parte della titletrack (melodicamente discreta). Il resto: maniera, e maniacalità, sia a livello di produzione (e ancora bravo Youth per aver conferito smalti e sapori a tutti gli strumenti) sia a livello d’interpretazione.

Maximilian Hecker è una one man boy band in disarmo, o peggio, un Nick Drake cresciuto a Mulino Bianco (Head Up High …Till The Day I Die canta in Head Up High). I critici tedeschi lo odiano. E la tentazione viene anche a me.

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