Recensioni

7.4

Capita di approcciarsi a una nuova uscita di Bianchi con la sensazione che sì, stavolta si tratterà certamente del solito casino, di quello che qualcuno ha
teorizzato finemente ‘power noise’. Myspace è abbondantemente popolato da
ragazzini che, armati di esaltazione e pc ultra sottili, citano il
compositore di Pomponesco come ispirazione prima e non risparmiano agli
avventori delle loro pagine interminabili serpentoni sonori senza soluzione di
continuità ma pur sempre di doloroso ascolto (e quindi riusciti, credono loro).

Tuttavia anche questa volta è necessario fare marcia indietro. L’opera in
questione va ad aggiungersi alle tante collaborazioni azzeccate della seconda
vita artistica di MB. Manipolando assieme al duo TH26 una lava
composta da death ambient e marce funeree, al nostro è riuscito di cavar fuori
degli strumentali acuti e non ancora di maniera. I cinque movimenti Planum si rivelano esperimento compiuto e atemporale, con picchi e
valli sepolcrali, echi concreti, deformazioni rumoriste e aborti acustici da far
impallidire, dio li benedica, i tanti e troppi discepoli di Maurizio Bianchi.

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