Recensioni

La rinascita artistica di Bianchi è fatto appurato da un bel pezzo. Nuova
linfa creativa il nostro la trae sapientemente da musicisti che con lui
condividono concetti sonori al limite dell’astrazione (Frequency In Cycles Per
Second, Aube, Telepherique, Land Use…). Con questo A M.B. Iehn Tale egli conferma inalterata la capacità
di sintesi che lo incoronò, trent’anni addietro, padre dell’industrial italiano.
Si potrebbe supporre che tanto più il proprio sound risulta oltranzista tanto è
più difficile rinnovarlo. Tuttavia l’attività artistica di Bianchi risuona di
una tale purezza d’intenti da non meritare giudizi da manuale scolastico. Queste
8 tracce sono forgiate per suggerire la possibilità di un
coinvolgimento emozionale (più che determinarne uno specifico). Chi ci scorge
una musak post-apocalittica (Aseptic), chi un esperienza inudibile e
misteriosa (i 28 minuti della fiaba impossibile Tale); c’è, in breve,
spazio per l’immaginazione. Solo per essa, forse. In questo senso l’intento
artistico dell’opera è pienamente centrato grazie anche al sempre più stretto
collaboratore/ compositore Sandro Kaiser.
Il Bianchi del 2005 è acustico e rumoroso al contempo, in un amalgama che
sposa con stile la musica concreta delle esperienze a nome Sacher Pelz e quello
più celebrato e tenebroso del periodo industriale. Eppure qualcosa resta da
dire: acquerelli post-ambientali come Electrolyte e l’ancor più
rarefatto Hormone sono stipati di una malinconia che, nella sua
capacità di descrivere il nulla (si badi: un nulla in continuo mutamento
simile, immaginiamo, all’attimo della Creazione) si insinua nell’ascoltatore
attento creando la possibilità di un mondo nuovo. Per l’album Neroli di Eno si parlò di ‘musica per
pensare’; oggi più che mai Maurizio Bianchi è musica per trascendere e
contemplare orizzonti altrimenti invisibili.
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