Recensioni

Dopo i primi due capitoli che hanno visto protagonisti Armann Matthias e Jimi Tenor, e l'ultimo applauditissimo terzo episodio con la commissione del Bolero di Ravel, rivisto da Moritz Von Oswald e Carl Craig, che ha portato all'attenzione mondiale l'originalità e l'audacia della prestigiosa Deutsche Grammophon, la serie recomposed dell'etichetta continua con il quarto capitolo della serie, dedicato alla rilettura della decima sinfonia di Mahler (composizione particolare e incompiuta alla quale il musicista lavorò, in uno stato di dolorosa solitudine, fino alla morte).
Il tema della morte sotteso all'opera s'interseca egregiamente nel percorso artistico di Matthew Herbert che quest'anno si è trovato a riflettere: sull'essenza del suonare in proprio e con propri mezzi (One One), sul falso divertimento escapista controllato dalle multinazionali (One Club, in uscita a settembre) e sull'industria alimentare simboleggiata dal percorso di vita (e morte) di un maiale (One Pig, in uscita in autunno).
Compiendo un percorso inverso rispetto alle vicessitudini artistiche di Mahler, l'eclettico britannico è partito della morte stessa per calarsi nell'opera cercando di trovarne una chiave interpretativa il più possibile aderente ai tempi. Riproducendo la sinfonia dentro una bara, e aggirandosi per un crematorio, Matthew comprende, ancora una volta, il valore della tecnica di riproduzione e del field recording per esaltare i sentimenti del Mahler uomo durante la scrittura, adattandoli nel contempo all'ascolto più "diretto" dell'ascoltatore dei giorni nostri.
La bellezza della composizione originale risiedeva nella frizione tra la paura di morire e la gloria che ne sarebbe conseguita, Herbert ne esagera il contrasto, esaltando luce e tenebra dello spartito ma anche dilatando i momenti di solitudine (I, II) e quelli di progressiva distanza dal mondo (XIX). In pratica, l'esecuzione viene sporcata ad hoc lavorando su pitch, volumi, silenzi e oculati campionamenti (il fuoco ardente e gli uccelli in III, l'arcigno effetto elettronico che sega letteralmente in due la partitura in VII)
Una ricomposizione a sua volta incompiuta, carica di un fascino particolare: tenersi in punta di catastrofe con arguti – ma determinanti – sabotaggi dell'esecuzione originale.
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