Recensioni

Forse il titolo sta a indicare che questo è il primo passo in solitaria per Matteo Vallicelli. Oppure, ci piace pensarlo, sottintende che l’artista è il primo italiano a uscire su Captured Tracks. Stiamo scherzando, ovviamente, perché l’occasione è ghiotta e così si risolve quello che è insieme un mistero e pure una piccola medaglia da attaccare al petto per uno, il Vallicelli, che di medagliette ne ha svariate, seppur sempre condivise con altri: Smart Cops, Wildmen, Soft Moon, giusto per citare tre band transitate su queste pagine e a cui Vallicelli ha prestato la sua maestria dietro le pelli.
Ora la cosa si fa più complicata, perché, complice un trasferimento a Berlino, il Nostro lascia da parte le bacchette (temporaneamente, ovvio) e comincia a muovere pulsanti, leve e rotelline, a trafficare cioè con quell’elettronica 2.0 che prende kosmische e droni, atmosfere library e horror-soundtrack, prescinde (quasi) dal ritmo (fa eccezione una ritmatissima ed ipnotica Giungla Elettrica, nomen omen) e si fa cangiante e liquida, distesa e immaginifica. Vengono in mente le distese liquide degli Emeralds di mezzo, buona parte del catalogo più sognante della Kranky, i panorami horrorosi di John Carpenter. Di tutto un po’ e molto altro ancora – tutto ciò che può esistere all’interno dell’intervallo tra le primigenie lande kraute fuor di motorik e la techno berlinese più essiccata, beatless e dilatata – ma sempre mescolato al meglio, con equilibrio e una certa dimestichezza che al primo album, seppur costruito lungo un triennio abbondante, non è sempre riscontrabile.
Un paio di piccole gemme (Come Un Gatto, un occhio a oriente e uno al cosmo, e Nuova Notte) ci dicono che Vallicelli può e deve smarcarsi da una cifra stilistica ancora troppo evidentemente debitoria verso i modelli di riferimento, ma l’humus presente in questo Primo ci sta ed è più che valido. Ha solo bisogno di tempo per far germogliare un lavoro ancor più personale e sorprendente.
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