Recensioni

Se Frank Zappa fosse ancora vivo sarebbe probabilmente un fan dei Matmos. La band californiana presenta infatti uno spettacolo dal vivo che è barocco, carnacialesco e colto allo stesso tempo, cosa che all’immenso musicista baffo & mosca avrebbe – crediamo – fatto piacere. Se su disco il duo si adopera in esercizi intellettuali/intellettualoidi e raffinati, dal vivo tira giù la maschera e mette in scena un giochetto allusivo e parodico sistematico, quasi fosse una vignetta del NewYorker. E al pari del cartoon del popolare magazine, contraddistinto da uno humor nero e autocommiserante, il live dei Matmos fa sorridere e diverte, ma per non più dell’oretta scarsa nella quale intrattiene.

La band si presenta con una tastiera Korg, tre (!) laptop con ogni Ableton del caso e due musicisti di accompagnamento, alla batteria e alla chitarra; inoltre, ogni utensile possibile diventa uno strumento per fare rumore: palloncini graffiati, campane tibetane, bicchieri d’acqua e gorgoglii filtrati da cannucce e così via.

Tutto quello che finisce sotto le grinfie di Schmidt e Daniel diventa il pretesto per la parodia di un genere o di uno stile: dal quasi jazz-funk à la Hancock di Lipostudio… And So On, alla conclusiva e quasi rave Steam and Sequins for Larry Levan; dalla pura schizofrenia in pieno stile Warp (sembra davvero di sentire Aphex Twin) di Ur Tchun Tan Tse Qi, all’iniziale Very Large Green Triangle – specialmente la intro – con i suoi gorgheggi new age e i richiami a Steve Reich, Laurie Anderson e, sì, la stessa Bjork. Rer finire con il calypso di For the Trees e il suo arpeggio à la Django Reinhardt.

Bisogna in ogni caso contestualizzare il live, che purtroppo ha risentito del luogo in cui si è svolto. Lo XOYO di Old Street (Londra) infatti non si è rivelato il posto adatto, come del resto non si sarebbe rivelato adatto nessun altro locale, perché i Matmos andrebbero forse ascoltati in un’aula universitaria o in un museo d’arte contemporanea, tanto è cerebrale e statica la loro musica e la loro esibizione. Un locale con la gente che chiacchiera, il brusio dei baristi e della sicurezza non fa certo un buon servizio a una musica che altrimenti, con un apparato visuale appropriato e posti a sedere per il pubblico, avrebbe reso forse anche il doppio.

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