Recensioni

Introdotto da una citazione di Ornette Coleman («Rather than a success myself, I want the music to be successful»), arriva sul lettore – a dire il vero con un certo ritardo di cui siamo gli unici responsabili, ma questo disco non si poteva far passare sotto silenzio – In Front Of, nuovo album dei MAT ovvero Marcello Allulli (sax), Francesco Diodati (chitarra elettrica, effetti) e Ermanno Baron (batteria). Il musicista scelto come simbolico Caronte per traghettarci in questi 8 brani nervosi e ai bordi dell’armonia non è casuale, dal momento che i tre battezzano una propria versione del free jazz in cui far convivere la lezione dei progenitori con un’anima piuttosto contemporanea, che potremmo accostare a una certa avanguardia rock destrutturata.
La title track, in questo senso, è piuttosto eloquente, con una prima parte in cui il sax di Allulli sovrasta impertinente un groove balbettante costruito su ritmiche sfibrate e irregolari, per poi dar vita a una sorta di post-jazz-rock quasi psichedelico prima e in un math-jazz peculiare poi. E a dire il vero è proprio la chitarra a fungere da leva per scardinare un po’ in tutto il disco le ortodossie del free jazz più canonico – no, non è un paradosso – garantendo con la propria presenza una certa fluidità di approccio, genere, suoni e stile. Non ci sono le geometrie del pianoforte, insomma, a determinare le strutture armoniche, e così i contrappunti della sei corde diventano riff piuttosto libertini o arpeggi ampi ed elettrici, terreno fertile per le svisate delle percussioni e dei fiati.
Anche quando verrebbe da usare il termine “ballad”, ad esempio in una River in cui i ritmi rallentano e il sax noleggia un mood a suo modo romantico e notturno, si parla di un fluire ritmico irregolare e meravigliosamente incostante, ma che determina a suo modo il carattere del brano. Stesso discorso per una Song For Migrants in cui batteria e chitarra si fanno scenografia, ricalcando sul tema alla base del titolo un brano disperso tra i flutti dell’improvvisazione.
Il disco, che esce per la Túk Music di Paolo Fresu, è stato registrato in presa diretta e senza editing, e questo particolare, una volta arrivati a fine programma, testimonia decisamente a favore della bravura di tre musicisti incapaci di cedere al manierismo o di buttare via una sola nota. A nobilitare la parte grafica poi pensa l’artista Bankeri, che con i suoi collage surreale in copertina rende in immagini la potenza di fuoco e al tempo stesso l’estetica multiforme e inclassificabile dei MAT.
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