Recensioni

Partiamo dalla fine. I fuochi d’artificio sparati a sorpresa dalla terrazza dell’Auditorium Parco Della Musica stanno per concludersi, con il pubblico intero a osservarli col naso all’insù. Anche l’ultima luce nel cielo esala il respiro finale. Di colpo, boato di fischi. Sinceramente non me l’aspettavo. Mi allontano subito dal mio posto a sedere per guadagnare l’uscita il più rapidamente possibile, e passando dalla tribuna al parterre, noto che il mantra dei pochi presenti di cui ho intercettato casualmente i discorsi post-concerto è uno solo: «vergognoso, tutti quei soldi spesi e solo un’ora e venti di live. Con cento euro l’altra sera mi sono visto Bruce Springsteen che canta per tre ore, altrochè». Dico sul serio, tutti hanno fatto l’esempio di Springsteen.

Partiamo dall’inizio. Già dalla mattina del live previsto a Roma, numerosi giornali parlavano di fischi (allora è un vizio!) per lo show dei Massive Attack a Firenze, a causa dell’esigua durata dello stesso (un’ora e venti circa), della voce non al meglio di Del Naja (che poche ore dopo la conclusione del concerto alla Visarno Arena si è scusato tramite social per l’esibizione sottotono causata da condizioni fisiche non proprio eccellenti), e più in generale da una certa freddezza dimostrata sul palco dal duo di Bristol, argomento sul quale è difficile disquisire, nonostante il live dei Nostri non sia mai stata un’esplosione di canti, salti e gioia. E qui ci riallacciamo al discorso con cui iniziammo il live report del 2014: è una questione di aspettative. Dando una rapida spulciata su setlist.fm è evidente come l’ora e venti di concerto – confermata anche a Roma – sia (almeno per quanto riguarda il 2016) una prassi da parte della band, che sia nei festival che negli show personali, raramente va oltre le 14-15 tracce a serata. Giocoforza, chi si era interessato anzitempo, ha ben poco da lamentarsi. Si potrebbe, volendo, vedere la questione da un’altra prospettiva, con una domanda dalle mille risposte: conta la durata o l’intensità? Quanti concerti di breve durata rimangono impressi in mente, e quante maratone finiscono per spezzare la magia del momento con il loro lento e inesorabile passo felpato? Ci sono casi e casi, ovviamente.

Come scritto all’inizio, personalmente i fischi non me li aspettavo. I Massive Attack hanno portato a casa un live più che degno. Band decisamente in buona forma (spiace per gli amici fiorentini, evidentemente hanno beccato la serata sbagliata, come spesso capita), suono pulito e pulsante, acustica più che buona, giochi di luce eccellenti, i cavalli di battaglia che fanno il loro dovere (davvero toccanti Angel e la conclusiva Unfinished Sympathy), per non parlare dello spettacolo unico impresso sullo schermo posto dietro i bristoliani: affascinante, curato, pungente e ironico (chissà cosa avranno in comune Rita Ora e Karl Marx), forse un po’ troppo retorico, ma riuscito eccome dal punto di vista dell’impatto (durante la devastante escalation sonora di Inertia Creeps è impressionante e coinvolgente la proiezione – accolta dal pubblico con urla quasi isteriche – di frasi dedicate a Carlo Giuliani, Giulio Regeni, Stefano Cucchi, ma anche a Vittorio Sgarbi), per un vero e proprio comizio audio-video a metà tra sociologia, filosofia, british humour e cibernetica. Lì dove colonna sonora e film vanno ad intrecciarsi, scambiarsi i posti a vicenda ma senza mai allontanarsi, confluendo e dilagando come un fiume e i suoi mille rivoli impazziti. A voler essere ipercritici, aggiungiamo che qualche volta i numerosi applausi del pubblico hanno falciato i cambi di ritmo e gli attimi di tensione.

Probabilmente non sarà lo show della vita, e certamente non il peggiore a cui abbiamo assistito, ma almeno stavolta i Massive Attack i fischi non li meritavano. Tutti avremmo preferito ascoltare almeno tre-quattro brani in più, tutti abbiamo sborsato cifre non irrisorie per goderci lo show, ma i fischi sono stati quantomeno esagerati, e anche un po’ cafoni. E se proprio non siete convinti, c’è sempre il live di Bruce Springsteen. Senza polemica alcuna.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette