Recensioni
Massimo Zamboni
Solo una terapia: dai CCCP all'Estinzione
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Stefano Solventi
- 22 Ottobre 2011

"Assegnate le parti/corrono le comparse", recita l'immortale verso di M'importa 'na sega, cantata con impegno e posa ingrugnita da Angela Baraldi. E pare proprio che – non ce ne voglia – si riferisca a se stessa. La quale, per quanto si applichi e riesca tutto sommato a non sfigurare, rispetto alla storia delle canzoni che le vengono affidate finisce appunto per sembrare una figurante. Proprio lei, più attrice che cantante almeno da qualche anno a questa parte. Altro il peso specifico garantito a suo tempo da Nada, che nel progetto del Massimo Zamboni solista sublimava tanto la presenza che l'assenza dell'alter ego zamboniano, storicamente incarnato – ça va sans dire – dall'ineffabile Giovanni Lindo Ferretti.
Mi convinceva eccome quel primo Zamboni post-CSI, per l'ipotesi di cantautorato wave che delineava, permeato cioe' di suggestione sonica pari alla trama evocativa dei testi. Però mi è sembrato come spegnersi progressivamente in intensita' e convinzione, accartocciarsi sui propri crucci, come se gli si fossero inaridite le prospettive. Una sensazione che questo live suggella, sciorinando una scaletta composta da tredici cartoline spedite al proprio passato piu' o meno remoto, una carrellata di quelli che potremmo definire tranquillamente cavalli di battaglia – se mi passate il termine – firmati CCCP e CSI più appunto qualcosina estratta dagli album in solitario. Tu chiamale se vuoi cicatrici, si', ma ormai pacificate, da mostrare come tatuaggi sbiaditi, per nulla fastidiose anzi pure carucce esteticamente parlando.
Un plauso alla fibra essenziale degli arrangiamenti, chitarra "senziente" del leader come da prassi a far da mattatrice (il resto della band prevede Erik Montanari alla chitarra, Cristiano Roversi al basso ed il mitologico Gigi Cavalli Cocchi alla batteria), ma cio' non basta ad evitare un palpabile didascalismo (in Del mondo e Cupe vampe soprattutto), mentre va a finire che i momenti migliori – forse per mancanza di fall out mnemonico da gestire – coincidono con le riletture dei brani piu' freschi come A ritroso (con una bella tastiera spacey) e l'inedita Nove ore. Non siamo ancora all'effetto-Nomadi, ma porca miseria ci siamo maledettamente vicino.
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