Recensioni

Cambia pelle, Noel Heroux. Dopo dieci anni passati a tessere un synth-pop dalle tinte piuttosto sterili con i bostoniani Hoorary for Earth, infatti, il cantautore statunitense decide di intraprendere la strada solista trovando rifugio dietro al nome d’arte Mass Gothic. Una scelta che Heroux stesso definisce una reazione «forzata», il risultato di un periodo di acuta depressione in cui si è sentito «creativamente frustrato, emotivamente non in grado di mettermi a disposizione di persone che erano al mio fianco, senza aver modo di poter cambiare. Ma quando mi sono reso conto che la soluzione poteva essere quella di mettere fine alla mia band per poi rimettermi in gioco, la mia testa si è schiarita e le nuvole si sono aperte. Avevo deragliato, così ho deciso di tornare al punto di partenza».
Scritto e registrato completamente tra le mura domestiche – salvo per piccoli ritocchi apportati da Chris Coady (Beach House, TV on the Radio) e Greg Calbi (Father John Misty, Tame Impala) presso gli Sterling Studio di New York – l’omonimo disco di Mass Gothic rappresenta quindi un tentativo da parte del Nostro di smarcarsi dall’ombra di un passato che si era fatto troppo opprimente sulla vena creativa. E di fronte alle quattro piste di casa Mass Gothic sembra trovarsi finalmente a suo agio nel riversare, ora liberamente, i propri stimoli artistici. Lo si percepisce dall’avvio ascetico di Mind Is Probably e Own The Road, in cui substrati di synth vengono levigati da graffianti chitarre e da deflagrazioni elettroniche (in tal senso, Want To, Bad rappresenta una sorta di sintesi definitiva) che tranciano il cordone ombelicale che tenevano Heroux legato al passato. Uno schema, quello di un synth-pop dai risvolti cupi e rarefatti, su cui, tuttavia, l’ex leader dei sopracitati Hoorary for Earth dà l’impressione di non volersi adagiare. Lo dimostrano le chitarre grunge di Nice Night che accompagnano una cupa meditazione sulla solitudine, o ancora meglio il jingle arieggiante di Every Night, i beat techno di Territory e l’abito roots di Money Counter (quest’ultime due accomunate da un senso di fiacchezza), tracce talmente eterogenee da rimescolare di continuo le carte in tavola. Almeno fino al delirio gotico di Soul, alleviato in parte da Subway Phone, litania finale che tenta di riavvolgere su se stessa i quaranta minuti appena trascorsi.
Alla fine l’unico problema di questo debutto in solitaria di Mass Gothic è quello di non riuscire a farsi mettere a fuoco nella sua reale portata. Viene quindi da pensare che quella strana sensazione di libertà cui si è trovato davanti Heroux abbia finito per trascinarlo troppo al largo. Con le prossime mosse il Nostro dovrà dare prova di essere riuscito a riprendere il controllo della situazione. Missione non impossibile.
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