Recensioni

TOP
7.4

Brain Pulse Music è un nome programmatico – e non stupirebbe veder trasformar il titolo dell’ultimo album di Masaki Batoh nel prossimo moniker del giapponese. Il programma è abbastanza folle, e cruciale è il suo riposizionamento (momentaneo?) alla luce della vita e della storia. BPM (inquietante sovrapposizione d’acronimi tra Brain Pulse Music e l’indicatore delle frequenze percussive) significa musica fatta con una macchina che sintetizza, similmente a un’effettiera, suoni generati dalle onde alfa e teta di una mente in meditazione. Non certo una novità nella storia della musica, ma un’intersezione significativa con il doposisma nipponico. Secondo Masaki, infatti, i suoni generati dalla BPM machine hanno proprietà terapeutiche, sono come endorfine, anche se è curioso ascoltare Eye Tracking Test e pensare che questo sia possibile. È una delle “cose” sonore più aliene ascoltate negli ultimi anni. Ipnotica e straziante. Si inchioda nei timpani.

Di quel programma rimangono però solo due brani. All’ultimo, Masaki decide di optare per un disco fatto di litanie, di lentissimi scocchi, di materiale tradizionale con cui Masaki si inginocchia di fronte al suo paese e alla tragedia che ha passato. Ascoltando il disco viene quasi naturale confrontarlo con il capolavoro con Helena Espvall. Eppure qui c’è una riflessione, la prova provata dell’intensità materica della musica di Batoh, laddove in Overloaded Ark c’era organizzazione di quella materia per plasmarla al divenire di un brano riconoscibile. Qui c’è il campionario di un sarto che è paranoicamente legato ai propri tessuti e vuole farcene innamorare prima di costruirci addosso un vestito, sia esso di foggia orientale, giapponese, nordica, o esente da coordinate geografiche.

L’alternativa sempre presente nell’immanenza di questa musica è l’opzione astrale, il posizionamento tra i pianeti, a cui Batoh ci aveva abituato ai tempi dei Ghost. Eppure anche in Brain Pulse Music la dimensione etnografica in qualche modo prevale. Ed è anche la storia del disco, del passaggio dalla sua concezione alla sua realizzazione. La domanda è: perché, se la BPM è terapia, affidarsi alle imperscrutabili preghiere zen? Non è la terapia che Masaki cerca, ma l’abbraccio di una collettività. Il percorso di Brain Pulse Music va dall’individuo – e dai suoi circuiti neurali – all’esterno, al dramma di una popolazione intera. La meditazione non può essere di un uomo solo. È un invito.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette