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7.5

Si nutre dello stesso marziale lirismo dei cantori del folk apocalittico made in England, il newyorchese Sean McBride aka Martial Canterel. Come un novello Douglas P – si ascolti la conclusiva For Us col declamato stordente e enfatico di mr. Death In June, per farsi una idea – si staglia algido e fiero sulle ceneri dell’esistente imbastendo un disco di synth-wave ben al di sopra della media dell’attuale revival.

Metà Xeno & Oaklander e agitatore della prima ora nel sottobosco electro dark-wave della grande mela, McBride ruba il nome al protagonista del Locus Solus di Raymond Roussel e i suoni all’ala più gloomy e minimale della cold-wave e di quella meno ossessiva ed electro-oriented dell’ebm. Fa tutto da solo, Martial Canterel, con grazia ed eleganza: ipotizza canzoni insieme ballabili e malinconiche, dalle atmosfere oscure e impenetrabili, ossessivamente robotiche ma dal cuore innegabilmente umano. Proprio come le opere del suo omonimo narrativo. Procede in modalità visionaria e strettamente analogica, stratificando visioni e suoni intorno ad un concept sulla “crescente difficoltà nel connettersi con persone reali”. Ha una filosofia forte, un immaginario ben delineato e una visione d’impatto. Soprattutto, nessuna remora nel manifestarle.

Immaginate un cantautorato al limite dell’esistenzialismo ma impiantato in un retro-futurismo dal sapore amaramente dark e avrete You Today. Le atmosfere create dall’uso di synth datati, “carcasse di un futuro fallito”, e l’immaginario evocato fanno della musica di Martial Canterel una delle più originali e sincere visioni distopiche su un futuro mai manifestatosi.

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