Recensioni
Martha Wainwright
Sans Fusils, Ni Souliers, a Paris: Martha Wainwright's Piaf Record
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Stefano Solventi
- 3 Dicembre 2009

Quanto Marta Wainwright fosse personaggio poco prevedibile e dalle risorse ancora tutte da esplorare ce lo immaginavamo. In un certo senso, i suoi lavori ci avevano fatto intuire finora potenzialità e carattere senza però esprimerli con la dovuta forza, lucidità e determinazione. Questo omaggio a Édith Piaf invece va fino in fondo, e pazienza se il repertorio del passerotto francese non è quel che si dice il massimo del cool per le giovani generazioni contemporanee.
Della Piaf la cara Martha coglie tuttavia quel languore malsano e irrequieto che ne fanno un classico dalle vibrazioni attualissime, vi basti la decadenza jazz-blues di Le Brun et le Blond e soprattutto il cinematico struggimento di Adieu Mon Coeur e Soudain Une Vallée (cui l’incanto obliquo d’una Goldfrapp non appare così estraneo). La sorella del beneamato Rufus non difetta certo di corde vocali, ma ancor più si fa apprezzare per l’agilità delle modulazioni, per come s’incarica del mood fino al limite della recitazione (sentitevi Non, La Vie N’est Pas Triste o L’Accordéoniste), come si conviene per chansons di tal fatta.
A tal proposito, sono belle le orchestrazioni, mai tronfie, in cerca del magico che brulica in punta di palcoscenico (le incisioni sono avvenute in parte dal vivo), in bilico tra avanspettacolo e dimensione teatrale. Una nota filologica che un po’ impreziosisce e un po’ stranisce un album più che apprezzabile.
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