Recensioni

7.1

Marta De Pascalis è un’artista romana di base a Berlino che si era già fatta notare nel 2020 con lo splendido Sonus Ruinae, uscito per Morphine Records. Al momento è l’unica altra artista ad essere pubblicata dalla light-years di Caterina Barbieri, e a ragion veduta: Sky Flesh rappresenta un’estensione naturale di un approccio alla composizione caratterizzato da una forte consapevolezza teorica e narrativa, così come ci ha abituati Barbieri. Ne è testimonianza il trittico iniziale voXCS60x, The Shapes We Buried e Blue To Blue che fa da dichiarazione d’intenti di una narrazione sonora maestosa e impressionista.

Rispetto a Barbieri, nota per il suo approccio preciso, minimalista e psichedelico dettato dall’utilizzo dei modulari, De Pascalis suona il Yamaha CS-60, fratello minore del CS-80 (quello con cui Vangelis aveva composto la colonna sonora di Blade Runner) come se stesse disegnando fulmini in cielo, inseguendoli in traiettorie inquiete e temporalesche, sfruttando saturazione e riverbero, espressività e timbrica, dello strumento.

Stasi e movimento si alternano in un gioco decisamente serio. In Glider le note vengono quasi inacidite, dipingendo un’atmosfera cupa; Harmonices Infinity, invece, fa tornare degli spiragli di luce e una metaforica speranza, discorso che infatti viene proseguito nella successiva Commas Light. Cut Off Horizon funge da ponte per l’ultima parte del disco: Làsciati è il brano che libera le energie fino a quel momento sospese, una commistione emotiva di quanto raccontato. Il finale, Equal To No Weight At All, sembra chiudere in modo speculare tornando ad una stasi iniziale, dissolvendo il tutto in nuvole elettriche.

Ne risultano stupore ed emozioni decise capaci di toccare sfere profonde, un equilibrato susseguirsi d’astrazioni e strutture labirintiche che si legano a una non lineare concezione del tempo, a uno slancio cosmico, ad un limite tendente l’infinito. Un tempo oltre l’umano dunque, ma che non si nega a una rappresentazione anche poetica.

Siamo dalle parti di un’elettronica fortemente narrativa, come può esserla quella di Vatican Shadow o di Croatian Amor e Posh Isolation, e di fatto Sky Flesh si pone in netto contrasto non solo con le musiche algoritmiche e concept-troniche ma anche con quelle composte con interfaccia MIDI, antesignana nella standardizzazione della produzione musicale.

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