Recensioni

L’occasione non è mai sbagliata per (ri)scoprire un cult assoluto: dopo le riedizioni del 2007 (a cura della Sunbeam) e 2020 (Now Again Records, che per la prima volta ha utilizzato i nastri originali anche qui riproposti nella loro gloria analogica), ci pensa adesso la spagnola Guerssen a ristampare in vinile Dreaming With Alice, gioiellino acid folk del cantautore britannico Mark Fry, la cui storia affascinante e a tratti surreale val sempre la pena di raccontare.
Giovane pittore con ambizioni da musicista, nel 1970 va a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove grazie a un’amica di famiglia entra in contatto con la It Records di Vincenzo Micocci. Si ritrova così, armato di sola chitarra e una manciata di canzoni ipnotiche e inebrianti, in uno scantinato romano insieme ad alcuni musicisti scozzesi (la band Middle Of The Road, allora sotto contratto con la RCA italiana), un registratore a 4 piste e poco altro (non c’è batteria perché non è possibile isolare lo strumento). Nel frattempo frequenta gli stessi ambienti di Pasolini e Carmelo Bene e accompagna in tour, spingendosi fino al profondo sud dello Stivale, Lucio Dalla, che lo presenta al pubblico come “il suo amico inglese”.
Quando nel 1972 Micocci fa stampare in sole 1000 copie Dreaming With Alice, Mark è già ritornato in UK, dove, senza particolare successo e convinzione, ritenta per un po’ la strada della musica per poi abbandonarla, ignaro della vita del tutto autonoma che assumerà il suo disco. In una storia in qualche modo simile a quella di Bill Fay e – con le dovute proporzioni – di Sixto Rodriguez, l’album inizia nonostante tutto a circolare su bootleg, diventando oggetto di un culto destinato a crescere nel tempo e a stupire, in primis, lo stesso protagonista, che stimolato da una schiera di illustri adepti (Mercury Rev, MGMT, Super Furry Animals) incide tre nuovi album tra il 2008 e il 2014, sulla scia del ritrovato interesse intorno alle summenzionate ristampe.
Al netto dell’inevitabile mistica fricchettona che lo caratterizza, Dreaming With Alice mantiene oggi intatto il suo fascino ancestrale, fondendo melodie celtiche e hippismo alla Donovan con robuste dosi di psichedelia (vedi come The Witch pare trasfigurare Mother Sky dei Can ambientandola in The Wicker Man, o come Mandolin Man sembri anticipare certe derive lisergiche di John Martyn e Michael Chapman), il tutto con spirito naif e innocente, bizzarrie incluse (l’onirica e lewiscarrolliana title track divisa in strofe e disseminata lungo la scaletta; una canzone – Song For Wilde – che viene interamente riproposta in reverse a fine programma col titolo Rehtorb Ym No Hcram). Un must imperdibile per tutti i cultori del folk acido inglese.
(Postilla: ripensando oggi all’improbabile italian connection che consentì la realizzazione di questo disco, sorprende constatare quanta apertura mentale, mista a sana incoscienza, animasse la nostra discografia all’epoca: la fiducia data a Fry fa venire in mente il coevo Battiato che in quegli anni arrivava alto in classifica con Pollution e, magari sarà una nostra suggestione, ma provate a cantare Disperato Erotico Stomp sulle strofe di Down Narrow Streets: forse il nostro Lucio non lo aveva dimenticato, il suo amico inglese… ma potremmo scomodare anche il Volo Magico di Claudio Rocchi…)
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