Recensioni

7.2

Mark Fell ha visto e vissuto attivamente tutti i passaggi della sound art dalle microwave all’elettroacustica odierna e alla computer music, sia come produttore che come metà dei .snd, progetto che condivide con Mat Steel. Epperò di uno come lui, che siamo abituati a vedere iscritto nei cartelloni dei festival di arti elettroniche di tutta Europa, non sempre si conosce l’origine musicale. Il quid che diede il la a una carriera, spesso perso nell’adolescenza o giù di lì. UL8, nome di un modello di riproduttori a tre vie della Celestion, ma anche da oggi nome del mastodonte sintetico che Mark fa uscire per la Mégo (dopo passaggi noti presso Mille Plateaux e Raster-Noton), sta qui a rappresentare quel momento adamico, quando il Nostro sentiva uscire dalle casse il synth pop di metà Ottanta e in mezzo a chitarre e bassi focalizzava l’attenzione sulle oscillazioni delle onde prodotte dai synth.

Con quello spirito l’ora e passa di UL8 ci propone un sound incompromissorio, un ritorno alle origini e all’essenza, computer music che rimane fedele a quel suono in bassa risoluzione (quasi un glitch che fa da mattoncino ritmico da ripetere all’infinito) ricordando i tempi in cui si riusciva a sintetizzare solo quello. “Le tracce”, come dice Fell medesimo, “replicano la semplice equazione synth mono / drum machine; sono state fatte con e per le casse UL8”. Un trapano ipnotico davvero estremo, che perfora i neuroni e non lascia via d’uscita (tranne nell’impasto ritmico del secondo brano che compone la parte 3 dell’opera, quasi-drill avveniristica per particelle di bit); Mark ha dalla sua una testardaggine e una coerenza invidiabile, che avvicina la follia ritmica e si pavoneggia dell’immunità di cui gode, trovando esempi di musica da computer da manuale, in entrambe le accezioni dell’espressione (traccia 16, sempre all’interno della Part Three). La chiusa (Death And Love) ironizza con le tastiere di Human League e compagnia, che duettano in lontananza con il giocattolo elettronico di Fell in primissimo piano, quasi uno specchio che ingigantisce i pori. Duetto/duello che fa il riassunto di una vita. Vince il computer, evidentemente.

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