Recensioni

6.3

Maria Antonietta, 24enne pesarese che fu Marie Antoinette ed ex voce dei super italian-hype Young wrists fa capolino con un primo lavoro in lingua madre e un album che vede alla produzione niente meno che Dario Brunori.

Non viene abbandonata quella sorta di post-agiografia maudit che tanto fu cara al precedente Marie Antoinette wants to suck tour blood e nemmeno vien meno quel gusto così connotato e preciso ora più che mai capace di unire l'afflato punk, primitivo e ruvido, a momenti di sfrenato pop. Maria Antonietta è un album nato per dividere, una produzione che ha già in seno le carte per far parlare di sé al di là dei confini più strettamente musicali, tecnici. Qualcuno vi ravviserà, al grido di "Finalmente!" spaccati di femminismo postmoderno nonché una certa importanza nel fatto che a cantare e scrivere sia, in questo caso, una giovane donna. Nulla di male, sia chiaro, ma siamo sicuri che dietro a una sfacciata patina più punk-De Beauvoir nel gusto d'apparenza che nell'essenza, si celi davvero qualcosa di così ideologicamente forte come certi riferimenti estetico testuali sembrerebbero far credere?

Quel che si rileva, in termini pressoché oggettivi, è una produzione piuttosto scarna, ai limiti del povero, una voce che la si ama o la si odia ma che è ben più semplice trovare poco sopportabile che molto sofferente e un'attenzione alla forma più che alla sostanza. Questo di Maria Antonietta è un disco che, nel migliore dei casi, può farci ballare un pochino (Quanto eri bello, Con gli occhiali da sole) mentre si trascina, per la maggior parte, su linee sgraziate di presunto punk, grida e addolorato delirio a fin di niente. Rasenta, quando non sprofonda, nell'irritante, cosa non da poco, quando si parla di pop. Salviamo, nemmeno in extremis, una certa personalità che artisticamente parlando si spera spicchi il volo un po' più lontano di quell'ostentazione martini-aspirina che davvero, non può che farci sorridere.

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