Recensioni

7.2

A due anni di distanza dal fortunatissimo Pezzi della Sera, in cui nel frattempo il cantautore siciliano ha calcato i palchi di tutta Italia sia da solo che con La Comitiva, Marco Castello torna sulle scene appena prima della fine dell’anno con Quaglia Sovversiva. Anticipato da una tiratura limitata in vinile prima di uscire sulle piattaforme, l’album viene pubblicato per Megghiu Suli, l’etichetta fondata da Castello stesso, riconfermandone per il secondo disco di fila l’etica DIY come bussola creativa.

In questo, infatti, la terza fatica di uno dei nomi più interessanti del panorama indie italiano non si discosta dalle due precedenti prove discografiche. Il sound organico dei dieci brani nasce dalla chimica con musicisti che, ancora prima di tutto, sono amici e sodali del cantautore (Danny Bronzini alla chitarra, Lorenzo Pisoni al basso, Leonardo Varsalona alle tastiere e  Stefano Ortisi al piano).

Lungo tutta la durata del disco, infatti, aleggia un’aura di artigianalità, sempre più rara nell’era dello streaming, che permea ora la scrittura dei testi, ora gli arrangiamenti che si destreggiano tra funk, divagazioni progressive e reminiscenze affini a Dalla e Carella. Per impreziosire lo scorrere dei brani vengono utilizzati anche dei field recording di vita quotidiana, accentuando la dimensione casalinga dell’opera.

A differenza del passato, però, i brani appaiono adesso più intimi e politicamente impegnati (Editto del Sottoscoglio su tutti), ricorrendo sempre più frequentemente all’utilizzo del dialetto siciliano. “Maccucciu”, infatti, si scaglia, non senza la solita ironia che caratterizza la sua musica, contro il potere dell’imperialismo americano e chi deturpa l’ambiente inseguendo il profitto a tutti i costi. Emblematico, in questo senso, il testo di uno dei due singoli che hanno anticipato il disco, che recita Fuori i militari da quest’isola/ Dov’è questo hangar fitta crescerà/ La più bella foresta dell’umanità.

Sul finale di All’Acqua Ghiacciata Castello ripete incessantemente “finalmente meno artisti e più artigiani”. Dopo aver ascoltato un lavoro atipico e dalla cifra stilistica personalissima come Quaglia Sovversiva non possiamo che dargli ragione e annoverare anche lui nella seconda delle due categorie di cui canta.

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