Recensioni

Marco Castello è un artista che, sin da quando è uscito il suo disco d’esordio Contenta Tu (2021), è riuscito a ritagliarsi uno spazio ben definito nel panorama indipendente italiano. Membro anche della ben più nota La Comitiva dell’istrionico Erlend Øye dei Kings of Convenience, il cantautore siciliano riesce a far coesistere con estrema coerenza armonie jazzate con incalzanti groove che rasentano la disco e rinvii ad un certo tipo di “bedroom pop” à la Mac DeMarco. Il tutto condito da un’attitudine scanzonata che il più delle volte si sostanzia in testi surreali e citazionisti (“Sono Chiara Valerio”, afferma in Sul Serio). Non mancano, inoltre, luminosi rimandi alla sua terra natale (come in Beddu) che sospingono, leggeri come una brezza marina, le sue sognanti canzoni. A due anni dalla prima (acclamata) prova sulla lunga distanza, il musicista che appare anche in Rire dei Nu Genea torna sulle scene con Pezzi della Sera, un disco che capitalizza su quanto di buono è stato fatto sinora e regala altri dieci riuscitissimi brani.

In supporto al nuovo LP vi sono una serie di date in giro per l’Italia, tra le quali si sono già registrati dei sold-out (Milano, Bologna e Roma), cartina tornasole che il pop ricercato di Castello riesce a coinvolgere e a trascinare gli ascoltatori sotto il palco. La curiosità di vedere come i brani di Pezzi della Sera vengono adattati dal vivo è molta ed accomuna i presenti che hanno fatto registrare il terzo tutto esaurito nel giro di una settimana. Al Monk, insomma, c’è aria di festa. A Rbsn, pseudonimo di Alessandro Rebesani, giovane cantante e chitarrista romano sospeso tra R’n’B e neo-soul, spetta il compito di riscaldare l’atmosfera. Il musicista e la sua band danno prova di saper maneggiare con grande maestria questi generi di matrice americana, oscillando tra passaggi distesi, in cui si staglia la calda voce in inglese del performer, e taglienti assoli di chitarra elettrica.

Intorno alle 22:20 è tutto pronto per l’entrata in scena dei sette elementi (fiati, basso, batteria, chitarre e tastiere) che compongono la band di Marco Castello. Le danze vengono aperte con i quattro brani iniziali di Pezzi della Sera, dando al pubblico un primo assaggio del disco che nel corso degli oltre novanta minuti di set viene eseguito nella sua totalità. Il primo attacco canoro del musicista suona come una dichiarazione d’intenti (“Dammi oggi il mio panino quotidiano” da Porci), tradendo l’estrema auto-ironia che popola i suoi brani e che viene riproposta nel contesto dal vivo anche negli scambi col pubblico. “Che bello che vi fa ancora ridere la parola cringe”, afferma ridendo il musicista classe 1993, che poco più avanti prende in giro Jacob Collier e il suo orecchio assoluto, chiedendo alla folla di cantare diverse note per poi non sfociare in alcun coro realmente coerente.

Si ha l’impressione di star vedendo un gruppo di amici che non si prende affatto sul serio, pronti a sminuirsi a vicenda se viene commesso un errore, come quando Castello si dimentica le parole oppure il tastierista ammette di non aver imparato Amara di Enzo Carella, brano promesso al pubblico ma mai eseguito. Quando la formazione lo fa, invece, dà prova di una chimica collaudata che offre il meglio di sé sui brani più distesi e che lasciano spazio a qualche variazione sul tema come Empireo Risolti o Palla. C’è spazio anche per una cover, L’ultima luna di Lucio Dalla, presentata per la prima volta nelle date bolognesi e riproposta dal vivo in assenza di una “reinterpretazione” romana. Non manca neppure un featuring: se a Milano a sorprendere il pubblico ci ha pensato Venerus, al Monk Castello opta per un gradito ritorno, facendo tornare sul palco la formazione di Rebesani per eseguire Muro.

C’è tempo ancora per un encore di tre dei suoi brani più celebri, Luca e Torpi di Contenta Tu e Melo, la chiusura di Pezzi della Sera che coincide, col suo ultimo climax, anche con la fine del fine del concerto. Uscendo da un Monk strapieno non si può non aver la certezza quasi assoluta che sentiremo ancora parlare tanto di Marco Castello e della sua musica dolce come una carezza.

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