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È un irregolare, Manlio Maresca, uno degli ultimi sul panorama italiano. E lo è nella accezione più positiva possibile, come un bluesman fiero e retto che se ne va per la sua strada senza mai guardarsi indietro. Indietro no, ma di lato e (molto) in avanti di sicuro, visto che in solo o con i vari progetti in cui è stato coinvolto – dai Neo agli Udus e agli Squartet, per non dire dell’attività in solo o in formazioni d’area più prettamente jazz come Orchestra Operaia o veramente borderline come gli Andymusic con cui accompagnò Remo Remotti – ha sempre dimostrato irrequietezza, grande elasticità compositiva e onnivora curiosità. Cosa aspettarsi, dunque, da un irregolare se non l’elogio della irregolarità? Ecco, Hardcore Chamber Music, debutto dell’ultima incarnazione del chitarrista romano e dei suoi Manual For Errors – band mobile formata in questa sede da Francesco Lento (tromba), Daniele Tittarelli (alto sax), Roberto Tarenzi (piano), Matteo Bortone (contrabbasso), Enrico Morello (batteria) – è esattamente l’elogio dell’errore, non tanto come fallacia o come sbaglio, quanto come “scorrettezza”, irregolarità, deviazione tangente al sentiero principale, il jazz, ovviamente.

Il titolo dell’album stesso dovrebbe mettere sull’avviso, in quanto a un certo tipo di hardcore dei Novanta sembra rifarsi l’approccio utilizzato da Maresca: tutto quel nugolo di band hc che a un certo punto scoprirono o riscoprirono il jazz e lo approcciarono con la stessa grazia con cui erano soliti suonare. Un nome su tutti, gli splendidi Iceburn Collective, ma nelle musiche e nella formazione da autodidatta di Maresca c’è spazio anche per Primus o Mr. Bungle, oppure, come ispiratori latenti di questo disco, anche per Kraftwerk, Shellac e Einstürzende Neubauten. Questo non soltanto per comprendere l’ampiezza mentale con cui si muove il musicista, ma per decrittarne l’atteggiamento, lo stesso che i suddetti utilizzavano per creare musiche dallo scarto, dalla dissonanza, dal rumore di fondo. Composizione prestabilita e spazio per improvvisazioni, standard e rottura dello standard, tradizione ed errore vivono e convivono, dunque, in un album che risulta orecchiabile al neofita e un prezioso scrigno tutto da scoprire per l’appassionato, tra tempi irregolari, casualità compositiva, interplay umorale, citazioni e rimandi disseminati come in una sorta di caccia al tesoro. Insomma, non per contraddire Maresca, ma probabilmente questo è l’elogio non tanto dell’errore quanto dell’irrequietezza: quella che muove Maresca da sempre, al punto che ha già in ballo una versione in solo ed elettronica di questo progetto. Lunga vita agli irregolari.

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