Recensioni

6.7

Dietro l’oscuro moniker si nasconde una personalità ben nota dell’underground americano. Man Forever è infatti il progetto (quasi) solista di John Colpitts, ai più noto come Kid Millions, ovvero batterista e membro fondante dei campioni Oneida uso a trastullarsi come multistrumentista con altre band del giro cittadino (vedi alla voce Akron/Family).

Pansophical Cataract, terzo album a nome MF e primo per Thrill Jockey, consta di sole due tracce, lunghissime e sfiancanti in cui il nostro mette a fuoco l’idea primigenia del progetto MF: esplorare i limiti della “drum performance” cercando di investigare le sfumature della musica reiterata. Missione compiuta, dato che le due tracce di cui sopra, per le quali Millions si avvale, al solito, di numerosi batteristi – Brian Chase degli Yeah Yeah Yeahs, Ryan Sawyer degli Stars Like Fleas, Greg Fox dei Liturgy – e altrettanti strumentisti – Richard Hoffman dei Sightings al basso, Shahin Motia (Ex Models, Oneida) e James McNew (Yo La Tengo) alle chitarre – è un tour de force in quella sottotraccia tribal che l’underground newyorchese ha dimostrato di amare alla follia. Vedi alla voce 77Boadrum o new tribal america tutta.

Ridotte al minimo sindacale per riempire i solchi di un vinile, Surface Patterns e Ur Eternity sarebbero da apprezzare nella loro sede più confacente, ossia quella live. In cui cioè il maelstrom percussivo, reiterato e ossessivamente minimale raggiunge spesso i 30 o 40 minuti col collettivo che si amplia a dismisura, proprio come una versione ridotta dei citati happening cittadini voluti dai Boredoms.

Il risultato non è quello auspicato – la “rendition punk-infused della Metal Machine Music loureediana per sole batterie” – ma probabilmente è il medium a troncare la modalità trance-inducing che una musica del genere può e vuole sortire. In mancanza di un live sottocasa, accontentiamoci di un lavoro che, pur partendo da presupposti diversi, ha molto in comune con le ricerche della casa madre e che si fa apprezzare anche per la coraggiosa volontà di superare il “rock” senza perderne di vista mai il succo e l'attitudine demistificatoria e "punk".

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