Recensioni

Gli anni trascorsi tra Fear On The Corner e questo comeback, che inaugura la collana Black Hole della Rocket Recordings, sono stati e sono anni difficili, non solo per la band di Alessio Gastaldello ma un po’ più in generale per l’umanità in generale: pandemie, rovesciamenti di paradigma, tecnoevo, ecc. ci dicono che, almeno il mondo occidentale non se la sta passando un granché bene.
Questo scarto, questo ulteriore passo verso il baratro è ben rappresentato dalla differenza tra la chiosa di quell’album e l’inizio di questo nuovo lavoro. Se lì Here We Are chiudeva un disco ritmicamente acceso e a volo d’uccello su una sorta di psichedelia world, l’incipit di From Word To Flesh affidato a Burn From Inside è una devastante nenia post-velvettiana alla maniera del David Maranha di Marches Of The New World. Un lento, agonizzante ultimo giro di giostra sulle macerie di un mondo in disfacimento, in cui il canto si fa lamento e il suono ossessionante nenia circolare: esattamente così, chi scrive si immagina la colonna sonora della fine.
Date certe premesse è facile intuire che il resto dell’album si muova sulle stesse coordinate, musicalmente parlando con un blend personale che frulla le coordinate sonore della formazione: la dimensione kraut-industrial che si sposa col livore grigio materico del post-punk più ritmato e con effluvi rituali da weird-folk in salsa occult. Ideologicamente parlando invece sembra di ascoltare sempre la stessa forma di requiem o di inarrestabile lamento funebre, pur, come detto, declinato in forme diverse, che sembra una cartina al tornasole di ciò che sta accadendo, come fosse una sorta di distopia sonora che ci suona in diretta ciò che ci stiamo apprestando a vivere, esattamente come fosse la versione occulta e tragicamente reale della proverbiale orchestrina del Titanic.
Insomma, ascoltando Before You Leave, un folk-western del dopobomba, A Cage Full Of Sins, una ossessione made in Coil, o la conclusiva Carry On, 9 minuti di carillon del dolore che sembrano pacificare il tutto ma probabilmente sono solo l’ultimo sussulto prima della fine, ci si rende conto che i Mamuthones sono tornati solo per dirci che ci siamo infilati in un vicolo cieco e che probabilmente suoneremo la loro musica all’ultimo party del mondo.
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