Recensioni

Lontani da mode e tendenze, sempre più determinati nell’insistere su un percorso completamente indipendente e per la prima volta anche artisticamente autoprodotti, per il loro terzo lavoro i Mamavegas scelgono ancora una volta la strada del rilancio. Via le atmosfere rarefatte e gli echi acustici, dentro tanta elettronica, synth, casse dritte e chitarre spigolose. Con il solito gusto raffinato, la sempre più sbalorditiva versatilità strumentale e un’incurabile, passionale amore per la musica suonata, il sestetto confeziona nel suo studio romano il lavoro più personale e direttamente coinvolto della formazione campano-laziale. In MMM convivono suggestioni nu-jazz, scorribande psych, incursioni post-rock e un suono imprevedibile ma sempre inclusivo che ricorda i più estrosi Jennifer Gentle ricoperti dalla giocattolosità degli A Toys Orchestra, solo per restare dalle nostre parti.
Una scrittura più personale e liberatoria: si va dalla morte del cane (la title-track con cui si apre il disco, per stile una dichiarazione d’intenti) al loro rapporto con la musica (Career High), passando per le riflessione sugli errori e l’amore. Tematiche modulate su ballad intime e riflessive in punta di piano o di synth (Table Of Elements, Self Esteem) e su quelle sterzate di genere che non ti aspetti (il mood jazz di Against Your Will o la cornice più smaccatamente elettronica della seconda metà del disco), con le influenze che senza timore entrano nei pezzi, tra l’omaggio diretto e un riferimento velato (gli Arcade Fire in Samba, i Tame Impala in Fake Stars). A fare da biglietto da visita un singolo azzeccato come After The Fall (post-punk in salsa funk scritta all’indomani della morte di Prince), diretto e impattante come non sempre riesce ad essere il resto dell’album, che pur alternando soluzioni più riuscite ad altre lasciate più grezze non può che non lasciarci assolutamente convinti del godibilissimo lavoro del gruppo.
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