Recensioni

7.2

Con Coki e Mala, i Digital Mysticz, andiamo al cuore del dubstep sudlondinese. Il loro contributo alla definizione sonora, estetica e di immaginario del genere è enorme, con le loro produzioni (solo tracce sciolte, singoli, 12 pollici ed EP), la loro etichetta (gestita assieme a un altro prime mover, Loefah) e il loro club sito a Brixton – entrambi chiamati DMZ – a spingere, ma sempre in sottrazione (my music is stripped down dice Mala), verso le radici reggae-dub da una parte, e jungle dall'altra, di tutta la faccenda.

L'album dei DMZ lo aspettavamo da sempre, adesso arriva l'LP da quello che è forse il più attivo dei due, ed è un progretto peculiare, una costola della Havana Cultura della Brownswood di Gilles Peterson, che, nell'aprile 2011, durante la lavorazione del volume The Search Continues, si è portato appresso Mala, per vedere di combinarci qualcosa. All'inizio non c'era un concept preciso e il nostro si è semplicemente buttato a pesce nella scena del cafè jazz cubano, jammando, registrando, assimilando, coinvolgendo particolarmente la cantante Danay Suarez, il pianista Roberto Fonseca e il suo combo, e il coro Sexto Sentido guidato dal cantante/percussionista Dreiser Durruthy Bombale.

C'è sicuramente dietro una certa retorica della musica – strumentale, ci tiene a precisare Mala – come linguaggio universale, capace di unire i popoli, e c'è la retorica di Cuba patria del ritmo e del latin, ma c'è anche e si sente davvero un amore profondo (vedere l'intensa ascensionalità di Change) per questi suoni, per questi ritmi, per una tradizione così diversa e così distante eppure così affine. Il blend è davvero riuscito, il taglio elegante, è un dubstep che si ritaglia a misura di calle, è una Cuba riletta all'ombra dei grandi complessi di South London dove si remixavano in chiave riddim/dub i pezzi 2-step.

14 brani dai titoli programmatici, per descrivere un'integrazione forse scritta nelle stelle, perché resa con sorprendente naturalità, legando Buena Vista Social Club (sentire The Tourist, sentire la tromba tardo-milesdavisiana di Calle F) alla Tempa, passando per il trip hop di Bristol: percussioni tradizionali, beat e linee di basso, pianoforte, trame di ambience ora dark (su tutte, l'agorafobica The Tunnel) ora più rilassata. Il cha-cha-cha di Mulata, il tribalismo in abito da sera e mojito di Tribal, le cowbells di Changuito, la samba col fiato sul collo di Revolution e quella tarantolata di Cuba Electronic, il pigro crogiolarsi al tramonto di Como Como e della conclusiva Noches Sueños (in un limbo particolare che da scansioni reggae lascia intravedere armonie e densità Blonde Redhead, sentire intorno al 40esimo-50esimo secondo del pezzo) sono le chicche di un disco che non sposta nulla (ma che magari indica una via possibile a esperimenti mistilingue, cum grano salis si spera), ma bellissimo.

Qui sotto lo stream integrale del disco, attraverso il Soundcloud dello stesso Mala [6 settembre 2012]

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