Recensioni

7

Sulle ordinate il chitarrismo rock dei primi 90s in tutte le sue salse; sulle ascisse l’insana capacità da melting-pot globale dei Faith No More. All’intersezione, loro, i Majakovich: al secolo Francesco Sciamannini (voce e chitarra), Francesco Pinzaglia (basso) e Leonardo Antonelli (batteria). Trio di belle speranze e amicizie rumorose (sono della partita a vario titolo Xabier Iriondo, Gio Ferliga degli Aucan, Giulio Ragno Favero e molti altri) che colpisce dritto in faccia al primo disco mettendo in scena un intero “universo di contraddizioni”.

Gente di provincia, quella sana, dove si fa gavetta bella tosta. E quando si arriva, si è in grado di spacciare un esordio che ricicla e condensa in un rock vibrante, emozionale, muscolare e sempre melodico tutto ciò che di rumoroso si è sentito nell’ultima era dorata del rock pre-internet. Dai Fugazi della seconda fase (periodo In On The Kill Taker) della title track ai Faith No More che aleggiano sul tutto (Leonard’s Smile Pt. 2 ha lo stesso sorriso sornione e lo stesso scazzo domenicale della Easy faithnomoriana), passando per il panzer melvisiano virato stoner desertico dell’opener If I Could Take A Light, il post-grunge di The Financial Cut (che spazza via l’ammiccante strizzare d’occhio alla Foo Fighters giocando sullo stesso terreno hard-melodico), le chitarre post-Shellac, la mathematica chicagoana e una fisicità mai doma.

Un disco dai suoni pressochè perfetti e ideale per la carica giornaliera: adrenalinico, scanzonato, ruvido. Ottimo anche per molteplici passaggi radiofonici.

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