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7.2

Balf Quarry prosegue nell’opera di “normalizzazione” del suono operata dai Magik Markers a cominciare da Boss (Ecstatic Peace, 2007), ma conferma anche quanto di buono usciva dai solchi di quel disco.

Non c’è quasi più spazio per il parossistico assalto white noise che caratterizzava gli esordi in cd-r dell’ormai duo formato da Elisa Ambrogio e Pete Nolan; Magik Markers è ormai una entità ben conscia del proprio potenziale che spolvera, come zucchero a velo, rimasugli di Sonic Youth del periodo di mezzo (OhioR./Live/Hoosier), fantasmi di Patti Smith/Lydia Lunch emaciati e inaciditi, asperità industriali da primi anni ’80 vs indolenza tipica da downtown newyorchese (Don’t Talk In Your Sleep), sbrachi di rumore bianco mai autoindulgente (lo sberleffo da un minuto e mezzo di Jerks sputa in faccia al punk-rock senza remore), cantilene alla dopamina (7/23, per soli rumoretti e voce: il trip-hop dell’odio?) o funeree e spazzate dal vento (State Number), qualche dispersione in overdrive (The Ricercar Of Dr Clara Haber sembra una versione soft dei Dead C), del sano e vecchio rumore iconoclasta (The Lighter Side Of …Hippies).

Quando si esce dal guscio dei dieci minuti della spettrale Shells, il dubbio lasciatoci in dote da Boss sugli sviluppi futuri della band è ormai completamente dissipato. Anche perché, alle perse, la produzione in cd-r di esperimenti rumorosi continua senza sosta.

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