Recensioni

Dopo l’incoraggiante esordio di appena un anno fa Madeline Kenney, giovane cantautrice dell’Oakland, ritorna con un nuovo lavoro in bilico tra trance, synth e delicato e ambizioso pop. Lo spettro tematico entro il quale si muove questo secondo lavoro va dai momenti più irti di malinconia e nostalgia, di occasioni perdute, a momenti mancati all’entusiasmo per la semplicità delle piccole gioie quotidiane, e il loro rivelarsi inaspettatamente appaganti. In mezzo ci sono le Perfect Shapes, quei diamanti che troviamo sulle nostre strade pronti a rivelarci la bellezza delle piccole cose.
Un’opera seconda che si muove ancora una volta nel solco di quel cantautorato al femminile giovane e pungente alla Angel Olsen o Soccer Mommy ma con una sempre crescente personalità e uno stile artistico che va definendosi sempre più con uno switch continuo di generi, tra chitarre fuzz, linee di basso e diagonali elettroniche a puntellare un’armonia vocale in grado di adattarsi perfettamente alle diverse perfette forme che le sue canzoni sono in grado di assumere. Che sia dream pop (Bad Idea), rock arty (Know, I Went Home) o semplicissimo, squisito pop d’autore arricchito dalle fascinazioni più varie (Cut Me Off, The Flavor Of The Fruit), la Kenney riesce a centrare sempre l’obiettivo, confezionando piccole perle melodiche in grado di insinuarsi nei vostri pensieri fin da subito. La title track e la conclusiva Always Around Me restituiscono bene l’idea di questo saliscendi emotivo che trova nella voce della Nostra e nella sua manciata di canzoni la perfetta simbiosi e una piacevolissima conferma.
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