Recensioni

7.4

Il 7 settembre 2025 saranno sette anni da quando il fentanyl ha strappato Mac Miller dal suo studio di registrazione e ha deciso di portarlo con sé chissà dove. Il 3 agosto saranno invece sette anni da quando è stato pubblicata l’ultima fatica in vita del Nostro, Swimming, una prova di forza indiscutibilmente riuscita, consacrante rampa di lancio per una discografia che, diciamocelo chiaramente, ha (e continuerà ad avere) pochi eguali nella storia dell’hip hop.

Alla fine, tra nuotare e affogare, dualismo chiave della sua poetica, Malcom James McCormick si è arreso alla seconda opzione, vittima di una depressione che non gli ha lasciato scampo. Il suo viaggio musicale ha tradotto a fondo questo mutamento, da rapper fattone ancorato al boom bap a poeta maledetto vittima di dipendenze e lotte interne, peso decisamente troppo grande per un ragazzo di ventisei anni. Nel 2020 è uscito l’album postumo Circles, già praticamente ultimato da Mac nel breve periodo post-Swimming, e ha preso le  sembianze di una struggente lettera scritta direttamente dall’aldilà, premonitrice sotto diversi aspetti, morbida e a cuore aperto. Per questo LP e quello che viene dopo, l’universo postumo di Mac Miller continua a essere un esempio da seguire per chiunque, e qui vanno fatti i complimenti alla Mac Miller Estate, la quale non ha mai inseguito gli irriverenti scopi di lucro di altre situazioni analoghe (vedi Juice Wrld, XXXTentacion e Pop Smoke per citare i più famosi), muovendosi sempre per rispetto e cultura, non per guadagno e commercio. Così gli appassionati hanno potuto godere di vecchie perle assenti nelle piattaforme streaming, e progetti ultimati dallo stesso Mac, senza forzature di alcun tipo.

L’ultima fatica di questo “restauro” si chiama Balloonerism, un mixtape ultimato e poi abbandonato dal Nostro che da anni circola nei file drive degli appassionati. Trovata la forma ufficiale una decina di giorni fa, ci riporta indietro a uno dei periodi più fruttuosi e sperimentali di Mac Miller, quello immediatamente successivo alla prima vera opera d’autore in carriera, Watching Movies With The Sound Off (2013), una cupa matassa di idee che ha rivelato il lato più prostrato e criptico dell’artista.

Nel 2014 nascono infatti Faces (pubblicato in streaming nel 2021) e per l’appunto Balloonerism, due facce, tanto analoghe quanto diverse, di una medaglia poetica ancora non decifrabile interamente, ma ammaliante e iper-progressista. Così, se il primo è disilluso e cavernoso nelle sue fattezze, invaso da cupo spleen e allucinata malinconia, il secondo ha frequenze più oniriche, raffinate e celestiali, pur essendo fatto della stessa materia grigia di malessere e fragilità. Frutto di una gestazione istintiva e sorprendentemente rapida, il disco è ricco di spunti, e si ricopre di eleganti e squisite commistioni tra jazz e neo-soul (5 Dollar Pony Rides, Friendly Hallucinations), opera del genialissimo Thundercat ( bassista complice di To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar, Cosmogramma di Flying Lotus e lo stesso Swimming per citarne alcuni), e di Larry Lovenstein, l’alias da jazzista vintage di Mac Miller. Salvo l’incursione in Transformations dello sgangherato Delusional Thomas, altro alter ego, solo un’ottima SZA pre-superstar e Dylan Reynolds compaiono come ospiti in una scaletta eterogenea ma funzionante. Balloonerism è infatti il disco dove la ricerca strumentale raggiunge i suoi esiti più magniloquenti (troviamo arpe, tamburi, chitarre elettriche, organi, pianoforti…), ma anche dove le mescolanze stilistiche prendono forme esaltanti. Si passa da un jazz-hop à la Guru, ma dall’anima marcatamente più evanescente e labile (Friendly Hallucinations), a un abstract stereofonico e biascicante (Shangri-La), da ammalianti risvolti psichedelici (DJ’s Chord Organ, Manakins), a toccanti ballad pianistiche (Rick’s Piano).

C’è qualcosa di irresistibile nel modo in cui Mac si racconta in questo LP. Si rende protagonista di un viaggio alle volte fiabesco e sognante, altre volte tristemente ancorato alla realtà, immerso in un pozzo di idee e impianti narrativi senza fondo, in cui riesce a trovare un compromesso tra le considerazioni più disilluse della quotidianità e i grandi dubbi della vita, dalla morte e le sue forme al futuro, dalle sanguinose sostanze stupefacenti alla complessa ricerca della felicità 

Nella fiabesca Excalibur, tramite uno storytelling sulle dinamiche di scuola elementare si riflette sullo scontro bambini-società, mentre in Funny Papers, pezzo dalla commovente melodia pianistica, sono le pagine di un giornale a fare da metafora per la caducità della vita e dei suoi singoli momenti (il “why does it matter at all” finale dice tutto). Quando il testimone passa invece a Stoned, è l’affresco di una donna lobotomizzata dalle sostanze il brillante topic narrativo, mentre Rick’s Piano, struggente appello di speranza (“the best is yet to come” è il promemoria fisso) è tanto malinconico quanto profondamente liberatorio.  

Balloonerism è la testimonianza di un artista che ha voluto scavarsi a fondo senza retorica o manierismo di alcun tipo, è il viaggio fragile, fuggevole ma estremamente concreto di un uomo alle prese con la realtà e le sue contraddizioni, esistenzialista nella sua poetica. L’album più riuscito di un genio scomparso troppo presto è finalmente disponibile alle nostre orecchie, e quando lo ascoltiamo non vorremmo essere da nessun’altra parte.

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