Recensioni

Tra atmosfere eteree e distopiche e ritmi ipnotici e semi ossessivi, M U TO trasmette con il suo primo lavoro, Independent, un inquietudine sincera e sentita. Che solo apparentemente trova il suo punto di risoluzione nel movimento. «Questo album – ha dichiarato il producer italiano con base a Berlino – è innanzitutto un viaggio. Come un moderno Ulisse, lascio il mio porto sicuro per scoprire l’ignoto, la più profonda conoscenza della preoccupazione e della pace, trasportato dalla mia barca nel mare delle sensazioni». Una descrizione ambiziosa che trova riscontro nel percorso sonoro del lavoro, influenzato dalla techno-ambient mancuniana di Andy Stott, l’elettronica organica di Clark, le cavalcate minimal dei Moderat.
Awake-Inside si apre con beat spezzati ma in forte picchiata e una serpentina semi grime su cui si distendono arpeggi plastici e synth aperti a disegnare uno spazio libero per l’immaginazione. Nella title-track e in Winternet vengono ripresi gli inquietanti tocchetti minimal, ma poi l’ansia viene sfogata in accelerazioni drum’n’bass da rave sulle colline (Apocalypse) e dubstep dosata (You Know). Aria, che aveva anticipato l’uscita dell’album, riassume, con il suo saliscendi di movimenti e atmosfere celestiali gli elementi cruciali dell’album, caratterizzati da frequenti e coerenti cambi ritmici. Loser è un riuscito esperimento post-dubstep dove convivono vocals di ghiacchio e synth in trance distopica.
Independent si pone a metà strada tra un ascolto ad occhi chiusi in cuffia e una potenziale capacità di rapimento nei club. In entrambi i casi, il viaggio immaginifico è assicurato.
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