Recensioni

7.2

Per una popstar da sempre votata alla controversia, che apriva il disco precedente con ‘connected to the Google/ connected to the government’, che soddisfazione deve essere stata vedere Snowden sputtanare tutti. Dopo questo bel boost di self-confidence, ma soprattutto dopo il duetto/caso mediatico con Madonna e Nicky Minaj al Super Bowl, tutto (o niente) era possibile per M.I.A.. Matangi poteva correre il rischio di perdersi in una deriva disarticolata, positiva o negativa, per il disco di una freak che passa metà del suo tempo a sottendere teorie cospiratorie internazionali e l’altra a lanciare trend da passerella insieme a Versace (la collezione si chiama Versus, e guarda all’India).

E, appunto, ci troviamo di fronte a un album senza troppi compromessi, fatto di tanti spigoli e che quando vede un ostacolo non lo evita, bensì ci si schianta contro per poi tornare in retromarcia sui detriti. Un disco attentissimo a cogliere i trend “qui e ora”, che coinvolge i tutti i producer più out there (Hit-Boy, Surkin, Para One) ma allo stesso tempo torna a casa (Switch) quando ce n’è bisogno. Ai Jungle beats di Switch fanno da contraltare le influenze G.O.O.D. Music (Warriors, prodotta da Hit-Niggas In Paris-Boy), quindi grossa rilevanza alle percussioni, a ritmi future R’n’B e in generale a tutte le ultime mode dell’hip-hop (la trap di Double Bubble Truble). Il filo conduttore con i precedenti Kala e Maya c’è ed è forte, ma la produzione di Matangi sembra ben studiata per allargare ulteriormente il tiro.

Se è vero che in alcuni episodi si perde facilmente il filo esagerando praticamente in tutto, come in Come Walk With Me, è vero anche che tra i brani c’è quella Bad Girls minacciosa e tremenda che è probabilmente il miglior singolo di M.I.A. ad oggi. Matangi è sostanzialmente un disco pop fino al midollo, che si muove su una piattaforma a metà tra l’hip-hop culture e i bass drops da dancefloor (Y.A.L.A.), con cui M.I.A. reclama lo scettro di iniziatrice di trend sostanzialmente rubatole da Kanye West con Yeezus e che raccoglie abbastanza punchlines da usare come tag-line sui social network.

E se il sample/collaborazione dell’ultimo The Weeknd di Exodus suona forse solo come un pretesto e i testi si perdono troppo spesso tra retorica rivoluzionaria e celebrity ego, è in pezzi come Bring The Noize che, come uno schiaffo in faccia, ci viene ricordato perché M.I.A. è tutto sommato insostituibile: instant classic e mina vagante allo stesso tempo. Matangi ha qualcosa in più di Maya, la concorrenza è avvisata.

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