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Un percorso angoscioso e sofferente tra ansie, incertezze, aspettative. In una dimensione altra, astratta, creata con la mente e trasmessa facendo parlare i suoni più che le parole. Lucrecia Dalt ripropone con Ou su Care of Editions (label che paga i suoi utenti per il download degli album) la sua costante voglia di sperimentazione, ricerca, commistione di stili e di arti, come il cinema, da cui trae immensa ispirazione. Il messaggio continua a ricalcare un sentimento di angoscia e inquietudine: il titolo è la traduzione portoghese di “o”, ad indicare una scelta tra due o più strade da percorrere. Rispetto all’ultimo Syzygy del 2013 e al precedente Commotus, la producer colombiana sembra dare un taglio netto alla forma canzone, eliminando dai riflettori la sua voce. La personale intimità angosciosa trova espressione negli ambienti sonori del Nuovo cinema tedesco degli anni ’60, in particolare nei lavori di Helke Sander e Werner Schroeter. Da cui Lucrecia Dalt trae il gusto per la sperimentazione, oltre i canoni estetici prestabiliti.
Così in Over Unity la Nostra offre una visione differente della forma canzone: la sua voce è ridotta a ipnotici bisbigli, le melodie sono asimmetriche, c’è il tocco di un metronomo al posto dei synth, mentre IOT nasce dalla composizione mixata di tre parti, Roto, Quebrado e Suelto, unendo battiti ansiosi e angosciosi, squilli di vecchi cellulari e lente percussioni. Un lavoro molto ambient, che a volte sembra ricordare Alessandro Cortini, un percorso sonoro che diventa oscuro, terrificante nel sassofono cupo e nella melodia ultraspaziale di Floto, fino ad Eleanore, dove si intravede la luce da una tenda (magari quella ritratta nella foto di copertina), il vento che la muove da un lato, i freddi suoni di una stanza buia dall’altro.
Ou è un lavoro coraggioso e sperimentale che fa risaltare, nella quasi totale assenza della voce e in una ambient cupa, il tentativo di esprimere solo con i suoni, angoscia e incertezza.
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