Recensioni

L’evoluzione dei mostri sacri della minimal. Da un lato Ricardo Villalobos sempre più eterogeneo e non catalogabile, dall’altro Bruno Pronsato che si cristallizza. L’altro vertice è Lucien Nicolet. La sua sensibilità si sposta a sud. E il suo nuovo album è il manifesto di un ritrovato sapore etnico che ha nelle vene il balearico tramonto ibizenco (e i natali cileni dell’uomo). Un disco difficilmente catalogabile.
La minimal viene frullata in un composto di marimbe e balafon ancestrali (Hang For Bruno), l’Africa compare in una danza tribale con dei clap assassini e dei cori che ti si stampano in testa e che non ti mollano più (Africa Sweat appunto), e per finire una fetta di Sudamerica che riporta Luciano a casa (Los Niños De Fuera è l’incipit da panico). Non solo viaggi comunque. La certezza del club è sempre lì in agguato e allora in conclusione l’uomo ci regala due pezzi lunghissimi: Metodisma è un’incubo deep senza mezzi termini e Oenologue la classe targata Cadenza che ti si attorciglia sulla spina dorsale e ti costringe a muovere il culo.
Il secondo disco (dopo 9 anni dal primo) di un boss che spazia e che nelle tasche ha solo assi. Ne sentiremo sicuramente riparlare. Per chi scrive disco minimal dell’anno. Hands up for Luciano!
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