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7.3

Chissà come giudicheremo fra una decina d’anni il percorso di Giovanni Lindo Ferretti. Quando il passare del tempo avrà attenuato le contrapposizioni – lo si spera, visto l’immobilismo generale, e quindi anche intellettuale, della situazione italiana – e attenuando le contrapposizioni avrà reso i contendenti meno inferociti e più analitici. Chissà se rintracceremo in lui una coerenza continuativa pur nelle evoluzioni e negli stravolgimenti di pensiero, un filo rosso (come la rivoluzione di ottobre e il camauro ratzingeriano?) nella vita artistica e intellettuale di questo punk emiliano filosovietico della prima ora poi diventato guru mongolico-appenninico e infine crociato di parole, canto e danza (come Davide Re e Profeta direbbe lui) al servizio della Chiesa Romana Cattolica e Apostolica. Chissà che non gli riconosceremo almeno una forte lealtà umana in una vita certo non priva di contraddizioni ma anche di deviazioni coraggiose, una vita che ha soprattutto inseguito un’inquietante sete di risposte e protezione (e se fosse protezione la parola chiave per comprendere l’uomo GLF?).

Tutti questi pensieri sono fra i primi ad emergere durante la lettura di questo agile volumetto di Luca Negri, scrittore e intellettuale dagli interessi vari (letteratura, religione, politica, musica popolare). Uno che proveniente da Autonomia Operaia oggi vota a destra e quindi condivide con Ferretti, in una sorta di parallelismo non precisissimo, un’evoluzione sicuramente non nuova, basti pensare all’origini di alcuni dei berlusconisti più integerrimi di questi anni. Ma soprattutto uno che la storia dell’ex rifugiato sotto il Patto di Varsavia e dei CCCP/CSI/PGR la conosce bene e la racconta con il piglio dello storico, affidandosi ai documenti più che alla prese di posizione preconcette – ed è un peccato invece che la storia degli ultimi quarant’anni di questo Paese la racconti così all’ingrosso.

Leggendo la ricostruzione di Negri emerge chiaro un continuum fra i “tre” Ferretti, visto che già nel 1989 il nostro confidava a Famiglia Cristiana l’importanza del Cristianesimo per la civiltà occidentale e ancor prima, in pieno ’77, si distanziava dalla sinistra extraparlamentare per avvicinarsi al più “canonico” e contestatissimo PCI. Insopprimibile indole reazionaria dunque la sua? Indomito spirito antimodernista che s’accasa laddove la modernità viene più alacremente contestata? Sicuramente tutte due le cose insieme, ma soprattutto il dipanarsi di un percorso senza interruzioni che diventa la vera linea di demarcazione fra l’essere una persona che legge, osserva, decide (magari contraddicendosi o sbagliando) e il diventare una macchietta d’irrecuperabile babbeo. Com’è oggi Ferretti per gran parte del suo popolo ormai ex pubblico, il quale in un misto di delusione e rancore che è quello di chi non ha leader e idee da contrapporre al Nemico Supremo (il solito e sempre più incarognito B.) ne usa gli stessi metodi: siano essi la demonizzazione del diverso sempre e comunque o la banalizzazione di una realtà complessa come può essere la biografia di una persona.

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