Recensioni

6.2

Dopo un EP (Naked For You) e un debut eponimo, i Lovespoon, da Ravenna, arrivano con Carious Soul, album che conferma e prosegue le fila di un pop-rock sporcato da accenti quasi punk/garage.

I dodici brani del disco, infatti, seguono un percorso che attinge tanto al rock britannico degli ultimi vent’anni – con il binomio Blur/Oasis in testa -, quanto alle suggestioni del Dylan più elettrico. Per intenderci: non mancano né l’orecchiabilità (brit) pop delle melodie, né il furore delle chitarre, ma declinate in una formula semplice e immediata, che suggerisce come i quattro, prima di aver alzato il volume degli amplificatori, siano stati influenzati da coloro che la forma-canzone l’hanno praticamente inventata, e cioè i Beatles.

È così che i trenta secondi dell’iniziale Pale Moon aprono la strada a un album ultra diretto nei riferimenti e nelle influenze, suonato con perizia e senz’altro piacevole all’ascolto: Mary Comes, un probabile singolo di lancio, è un solido pezzo in cui si uniscono la ruvidezza dei riff e la ruffianeria della melodia, e che, in sostanza, esemplifica l’andatura della maggior parte dei brani. Infatti, se si escludono la fisarmonica in afflato post-country di Like An Eleanor e la marcetta di Anyway – come, del resto, l’intro acustico di Bianca –Carious Soul si muove senza intoppi nei meandri di un rock sì energico, ma anche declinato in tutto e per tutto all’ascoltabilità pop (a volte fin troppo).

Un disco che, seppur piacevole, scorre tranquillo senza lasciare una traccia davvero significativa del suo passaggio. E nonostante il gruppo non lesini in abilità e in qualche buona intuizione, per il momento manca ancora quel pizzico di personalità in più che servirebbe per distinguersi nel mare immenso delle nuove proposte.

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