Recensioni

E’ davvero un compito arduo rileggere Elliott Smith. Arduo perché l’artista americano, prima di essere un musicista, è stato un suono ben preciso e riconoscibile, una voce peculiare fatta di fragilità sussurrate e melodie, un cocktail di toni intimi e angosce riassunto in grandi canzoni. Progressioni musicali che il personaggio si è cucito addosso, fragili e tempestose al tempo stesso.
Tanto di cappello, quindi, agli intrepidi che con Loves You More, tributo discografico dedicato all’arte di Smith promosso dall’etichetta Niegazowana e in particolare da Davide Lasala dei Vanillina, hanno voluto raccogliere una sfida sulla carta improba. Quel che è venuto fuori è una storia di didascalie e di cesure nette: fuor di metafora, un album che in parte omaggia rispettoso l’arte del maestro e in parte vorrebbe invece reinterpretarla con colpi di teatro quasi “punk” (ovviamente si parla di attitudine). Quel che accade per ogni compilation di cover, potrebbe giustamente farci notare qualcuno: vero, solo che qui più che in altre sedi, e per i motivi di cui sopra, la personalità di chi rilegge diventa una discriminante fondamentale nel replicare o decostruire con efficacia un immaginario che non è solo “semplici canzoni”.
Per un Dellera che in Waltz #2 mima lo stile originale di Smith su un suono rotondo e virgolettato dall’affetto leggibile tra le righe e dei C+C=Maxigross perfetti su una Son Of Sam disciplinata, c’è un Mr. Henry che trasforma Between The Bars in un sussurro lo-fi banjo/voce strascicato che non convince del tutto; per un Dennis Di Tuono voce e bordoni in Placeholder e dei Kalweit And The Spokes a loro agio in una A Fond Farewell in punta di slide guitar, c’è un Il vocifero che, pur dimostrando personalità, non riesce a conservare, nella sua versione, il portato emotivo di Waltz #1.
Tra le riletture che colpiscono di più ci sono la Needle in The Hay psichedelica e riverberata dei Black Black Baobab, una Angeles affidata a Edda e completamente stravolta (testo in italiano su un rock ruggente in stile Afterhours), la Figure 8 elegantissima di Eva Poles, mentre i Jennifer Gentle rallentano e annegano in un mare acido una The White Lady Loves You More che nella nuova versione perde un po’ di spessore. Sono della partita anche Dilaila (Little One), Emil feat. Cani Giganti (Bottle Up And Explode!), Labradors (Say Yes), Nicolas Falcon (Somebody That I Used To Know) e i Vanillina (Miss Misery), ugualmente importanti in un disco che ci pare comunque pieno di sorprese e tutto da ascoltare.
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