Recensioni
Lee Gamble, Caterina Barbieri, Lutto Lento
Lost Music Festival 2022
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Mauro Bonomo
- 28 Giugno 2022

Persi in un dedalo di stradine tutte uguali sparpagliate nella Pianura Padana parmense, raggiungere il Labirinto della Masone in una torrida giornata da estate sull’orlo del disastro climatico è già di per sé un’esperienza affascinante. Se a questo aggiungiamo che per il sottoscritto Lost Music Festival ha segnato un vero e proprio ritorno alla normalità live, le premesse per uno di quegli eventi che non si scordano in fretta c’erano tutte; sensazione immediatamente condivisa da un nutrito stuolo di campeggianti radunato nei prati adiacenti al labirinto e arrivati da mezza Europa. Sono loro idealmente ad accoglierci e a immergerci fin da subito nel clima festivaliero, e con loro e con quanti sono venuti qui (anche solo per un giorno) condividiamo, a conti fatti, il giudizio unanime sulla riuscita di questa edizione.

Una line-up ben assortita, internazionale e pensata per abbracciare completamente due giornate e mezza, spaziava dallo sperimentalismo pop di Marina Herlop e Oklou all’incatalogabile presenza scenica di Eartheater e l’energia delle Smerz, per arrivare a draghi del dancefloor come Gabber Eleganza, Object Blue e Juliana Huxtable. I tre palchi raccontavano ognuno un’anima della line-up: il Lost Garden, curato insieme a Radio Raheem e perso letteralmente tra i bambù in un luogo che ti attirava con le basse frequenze facendoti perdere nel labirinto, accompagnava il risveglio fin dalle prime ore del giorno. Qui c’è stato spazio, oltre che per i DJ set di Eternal Entrophy, Somne, Sister Effect, Tragedy Thompson, Luce Clandestina e Valgrande, anche per un paio di live psicheldelici (Heith e Lutto Lento) la domenica sera.
Al centro dell’intreccio si stagliava la Piramide, al cui cospetto la Herlop – nonostante qualche problema tecnico – ha regalato l’ora dal vivo più entusiasmante, con un set one-woman-band da applausi. Stessa venue sulla quale il venerdì si sono alternate Eartheater, Smerz e Desire Marea, e il sabato Oklou (pagando forse anche il confronto con l’autrice di Pripyat) e Caterina Barbieri (con un viaggio ai confini della percezione) hanno affiancato l’artista spagnola.

Sempre intrigante assistere, poi, al miscuglio tra i variegati e coloratissimi spettatori e un contesto di provincia come quello di Fontanellato: uno dei punti di forza di un evento ancora e per sua natura a misura d’uomo, nel quale la genuina ospitalità dell’Emilia ha accolto una platea da par suo rispettosa, attenta e davvero desiderosa di buone vibrazioni.
Quelle che hanno regalato gli act del Bamboo stage, è inutile dirlo leggendo i nomi, lo sono state, partendo da un venerdì infiammato dalla Huxtable e da Nene H – nonché da una Spiritual Sauna “in trasferta” – e detonato nel crescendo quasi impeccabile con protagonisti Object Blue, un Lee Gamble versione schiacciasassi e Gabber Eleganza che ha salutato le luci dell’alba la notte di sabato.
Una seconda prima edizione – l’hanno chiamata così e nei fatti lo è – per Lost. Tre giorni, tre palchi, un campeggio e installazioni artistiche che esulavano anche dalla musica arrivando a comprendere la scultura – un’installazione che si faceva palco sul Bamboo stage, all’ingresso del labirinto ideato da Franco Maria Ricci. Un festival che grazie a un cartellone d’eccellenza ha saputo ritagliarsi uno spazio nel panorama estivo italiano e che ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento in un’ottica mignon, dove le cose sono fatte con cura e si tocca la produzione con mano, seminando gemme che possono diventare davvero comunità. All’anno prossimo!
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