Recensioni

Grezzo, impreciso, orgogliosamente lo-fi, pieno di sbavature, ma terribilmente reale. C’è una meschina tendenza alla moderazione, quando si parla di fare del cantautorato. Perché si fa, è un arte in via d’estinzione, una cosa malleabile con le sue proprietà, ha una sua natura ben precisa che affonda le lunghe radici nell’anima dell’artista. Losburla, ovvero Roberto Sburlati (classe 1981), non ha la tendenza a smussare gli angoli, e questa è una cosa buona e giusta. Viviamo in un presente con un sistema nervoso completamente deformato; siamo immersi nella cultura di un passato che non ci appartiene, un cancro che ha intaccato l’arte in ogni sua forma. Losburla, invece, si riappropria di uno spazio che è solo suo, e se poi coincide con la nostra storia (diversamente dalla Storia) allora la musica assume un valore aggiunto.
Si passa dalla nostalgia rock (Le promesse) alla new wave (Funghi), per approdare poi a un’onesta psichedelia dai toni lisergici come quella di Tutti sono liberi. Se quest’ultimo brano è politico, ed è fiero di esserlo, e Un Modo per Dirtelo è una nenia d’amore, la vera anima di Stupefacente! riposa in quegli squarci di luce dove intravediamo le istantanee del passato del cantautore. «Leggero come il tempo nei bagni del liceo», canta Losburla, creando immagini, scavando nella memoria per rievocare il ricordo di un amico che non c’è più. Tutto l’album si fonda su un pattern in bilico tra l’ironia e la tragica accettazione del presente come solitudine, sottrazione, qualcosa che rimane fuori dalla nostra visuale: l’essenziale che diventa mancanza, perdita.
Stupefacente!, secondo album dell’artista astigiano (è cresciuto a Costigliole) – accompagnato in questa avventura ragionata da Carmelo Pipitone (chitarrista dei Marta sui Tubi, qui al suo esordio come produttore) – è un album pulito, possiede quella capacità innata di farsi “sentire” epidemicamente da chi ascolta. E chi ascolta, molto spesso, è solo: «Ho davvero tanti amici ma ora qui non c’è nessuno» ricorda un po’ l’alienazione di una persona che ha parlato troppo a lungo da sola, sui social, o magari il risveglio da quel sonno in cui cade il Jake (Blake Jenner) nel finale di Tutti vogliono qualcosa. Triste, solitario y final della stagione dell’innocenza.
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