Recensioni
Los Angeles Police Department
Los Angeles Police Department
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Fernando Rennis
- 29 Aprile 2017

Ryan Pollie ha dato già prova della sua sensibilità artistica ed emotiva qualche tempo fa. A distanza di tre anni, il secondo, omonimo, album a firma Los Angeles Police Department è qui a confermare l’abilità compositiva del musicista statunitense.
Los Angeles Police Department è un salto nel passato, e questo non vale solo per l’autore dei dieci brani del disco, ma anche per ogni singola canzone che lo compone. Grown è la pace che Paul McCartney e John Lennon non hanno mai sancito in studio dopo lo scioglimento dei Beatles, The Plane ci riporta alle atmosfere dell’esordio di Pollie con un bedroom sound caldo e fragile. Hard invece è un percorso emotivo: ripercorrerlo significa incontrare il lirismo e la fluidità melodica di Brian Wilson e Pete Townshend. Il secondo album dell’artista a stelle e strisce gode del lavoro di produzione di Jonathan Rado dei Foxygen (Whitney, The Lemon Twigs) e di quello di missaggio di Rob Schnapf (Beck, Elliott Smith, Foo Fighters), ulteriori garanzie che valorizzano il songwriting intimista del progetto LAPD e lo riversano in una nuova dimensione più profonda rispetto al debutto.
Scrivere facendo i conti col proprio io è sempre complicato e difficilmente si riesce nell’impresa di non risultare prevedibili. Los Angeles Police Department è quello specchio dietro al quale Ryan Pollie sorride sornione, mentre noi cerchiamo di catturare il nostro riflesso per un istante eterno ma, inevitabilmente, effimero.
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