Recensioni

6.5

In cerca di nuova ispirazione, la mancuniana Julie Campbell, in arte LoneLady, ha abbandonato la propria città natale per trasferirsi in quel di Londra dove ha trovato le giuste motivazioni e la linfa creativa necessaria per dar seguito all’album Hinterland del 2015. Un deciso cambio di passo evidenziato da una produzione maggiormente ariosa che abbandona le prerogative lo-fi in favore di un suono più rotondo, parsimonioso nella gestione delle chitarre per dar maggior risalto alla componente ritmica.

Former Things pone in secondo piano il mix di wave (Talking Heads), dance (New Order) e minimalismo (Slits) che ci aveva fatto conoscere Campbell, virando sul pop con una spinta smaccatamente disco funk, sempre anni ’80 nell’ispirazione – e forse pure troppo – ma in ottica più spendibile. Basta prendere come esempio l’apripista The Catcher, in cui pare di sentire il Michael Jackson più funk di Thriller remixato dal gelido tocco di Gary Numan, per capire la tendenza complessiva di un lavoro pregno di allusioni a tutta la crema del periodo, da strizzate d’occhio ai Duran Duran ai meditatissimi ingressi di sei corde che rimandano a Peter Hook e soci, fino alla cibernetica degli Human League.

Un discorso di per sé interessante, che al netto di eccessivo revivalismo, permette alla cantautrice di costruire una grammatica espressiva granitica e sensata, eppure senza quei guizzi che sarebbero necessari a far decollare le cose con slancio definitivo.

LoneLady è un’ottima produttrice e con idee autoriali ben espresse all’interno di un determinato perimetro, con il limite, però, della mancanza di un vestito adatto a renderle armonicamente interessanti e meno monocordi. Un disco consigliato soprattutto agli appassionati – e persino nostalgici – di un certo pop anni ’80.

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