Recensioni

6.3

Dopo l’exploit dei Clap Your Hands Say Yeah, pare che ultimamente la V2 abbia deciso di puntare tutto sui fenomeni da blog e My Space: band il cui culto nasce dal basso, tra le pagine del web, con il pubblico a decretarne la rapidissima ascesa tramite il semplice passaparola; una mossa sicuramente vincente (almeno dal punto di vista del marketing) e in perfetta sintonia coi tempi. E così capita che i Little Man Tate da Sheffield si siano trovati nel volgere di pochissimo tempo – i primi passi risalgono a metà 2005 – a giocare in premier league insieme ai concittadini Arctic Monkeys.

Potenza dei new media: ascoltando About What You Know si riesce a battere il piede a tempo grazie a classici escamotage di scuola Jam, e pure a sorridere di fronte all’ironia di Man I Hate Your Band e Who Invented The List?(nel mirino: l’industria discografica e le manie classificatorie di NME); ma in sostanza non c’è niente che non sia stato espresso in maniera ben più brillante dagli Art Brut, dagli altri sheffield-iani Long Blondes o dai Kaiser Chiefs (per non citare le stesse Scimmie o i sempiterni capiscuola Libertines). Se è questo che il pubblico vuole, così sia; anche se un premio alla simpatia non si nega a nessuno, tanto meno a quattro ragazzi che si fanno chiamare come un film di Jodie Foster (per noi italiani, Il mio piccolo genio).

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