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Dopo aver reintegrato Piero Pelù (con tanto di cancellazione dei dischi con “Cabo” dal canone, ovvero dalla discografia del sito ufficiale), e dopo aver pubblicato un live con inediti e un nuovo album col figliol prodigo, è tempo di retromania anche per i fiorentini. Anch’essi infatti si gettano nella formula “Tour in cui il grande/i grandi X suonano lo storico album Y” e dopo il concerto in cui riproponevano 17 Re, dedicano una tournée al loro periodo anni ’80, ricostruendo anche, per quanto possibile, la formazione originale .
Quel periodo lo chiamano la “Trilogia del potere” , ma di fatto consiste nel periodo veramente fecondo e interessante della band, prima della repentina svolta che, con la sola tappa di Pirata, li vide mollare l’indie e la ricerca per passare armi e bagagli ad un remunerativo rock muscolare, con tanti saluti anche al raffinato equilibrio con cui Pelù si manteneva tra follia, grottesco e arguzia. Tutto ciò è arcinoto, e il commento che verrebbe da fare è che finalmente l’abbiano capito anche loro cos’è che vale davvero all’interno della loro opera.
In realtà le canzoni di quel periodo non hanno mai smesso di suonarle, e anche in Stato Libero di Litfiba, il live che celebrava il rientro di Piero, non mancavano brani dell’epoca. Ma il nuovo stile abbracciato dalla band a partire da El Diablo si ripercuoteva anche sui nuovi arrangiamenti live di quel repertorio, con risultati talvolta agghiaccianti (vedi la versione di Eroi nel vento conservata, purtroppo, nell’antologia Sogno Ribelle insieme a una Ci sei solo tu spietatamente intamarrita).
Ora si torna a formazione e repertorio d’epoca in modo più organico, ma accanto alla domanda se fosse necessario l’ennesimo live, non mancano i timori di chi vorrebbe tornare a sentirli ma ha paura di finire a sentire versioni imbolsite delle canzoni di una stagione magica (anche se le versioni di Stato… in generale non erano tremende, e oltretutto riguardavano per lo più brani esclusi da questo disco).
Già con l’iniziale Eroi nel vento, però, si sente che l’atmosfera è un’altra: è quella dell’epoca, quella di un universo musicale che pur nell’articolazione tra la gioventù di Desaparecido, la compiutezza di 17 Re e i primi scricchiolii del pur notevole Litfiba 3, possedeva un’unità che lo separa dalla fase successiva. Si cerca anche di tornare a versioni simili a quelle del tempo, con variazioni probabilmente messe a punto per lo più in quel periodo, mentre i brani mettono in sequenza una selezione cronologica (a parte il finale con Resta e Tex) che include anche qualche gradito recupero dai singoli coevi (Transea, Versante Est, Elettrica danza: a proposito, a quando un’edizione seria su cd, invece dello stillicidio con cui ne compare una ogni tanto su una qualche antologia?).
Certo, non manca la ruggine: un po’ l’età, un po’ Pelù che arranca (ma a inizio tour è anche normale, e succedeva anche nel primo live Aprite i vostri occhi solo che lì era la fine della tournée la causa della stanchezza) con venti anni di coattate che qualche traccia la lasciano – e questo è pur sempre il gruppo che solo l’anno scorso ha alzato l’asticella del suo ridicolo col singolo Lo Squalo.
Ma è tutto ridotto al minimo; qui prevale la magia e il trasporto del viaggio, anche se i pezzi del terzo fanno venire qualche sospetto di campionamento (alcuni passaggi strumentali sono veramente uguali) e in generale si patisce un po’ una piccola mancanza di amalgama tra gli strumenti – in parte responsabilità di un Ghigo che continua a far suonare troppo metallici e staccati alcuni distorsori, in parte già un difetto di Litfiba 3, anche se qui non siamo a quei livelli (patologici, nella differenza col bollente, perfetto impasto sonoro del doppio): Santiago come coesione è quasi meglio in questo live che nell’originale.
Al netto di ciò, il concerto funziona: funziona il batterista Luca Martelli che sostituisce la buonanima di Ringo De Palma, funzionano il tiro de La preda, la versione più essenziale di Ballata, gli stop and go tra rock e oriente di Ferito (che finalmente non si mescola più a Tex, allungata per dare spazio alle gigionate del cantante), anche l’epica Gira nel mio cerchio o una Ci sei solo tu restituita ai suoi giusti, eleganti tocchi in controtempo.
Per cui sì, serviva un altro live, come biglietto da visita del tour in vista delle date estive, perché le versioni delle vecchie canzoni sono migliori di quelle proposte negli ultimi venti e passa anni, perché un vero live come si deve dopo Litfiba 3 non l’avevano ancora fatto, e soprattutto per rassicurare gli amanti di quella fase attratti dalle prossime date ma timorosi di un bagno di sangue: il biglietto si può comprare, se è così, sarà bello.
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