Recensioni

Se siete fan di Elliott Smith allo scoccare del ventitreesimo secondo di God Knows, traccia scelta per dare il la a Shoo, album d’esordio della band di Nashville Lionlimb, un’emozione inattesa, straniante, quasi sicuramente vi travolgerà. È facile che un sussulto stringa i vostri cuori, inariditi da ormai quasi tredici anni, e che questi, nella successiva fase di rilassamento, si riducano in mille frammenti. Sì, perché la melodia intessuta dalla voce di Stewart Bronaugh, songwriter nel duo composto insieme al batterista Joshua Jaeger (entrambi provenienti dal gruppo che ha accompagnato Angel Olsen nel suo ultimo Burn Your Fire for No Witness), è ciò che negli ultimi anni è riuscita ad avvicinarci come non mai al cantautore del Nebraska, andatosene nel “lontano” 2003.
Ora, sarebbe fin troppo facile, se non banale, accusare il duo di semplice scimmiottamento e ridurre i 38 minuti di Shoo a mero citazionismo. Anche perché basta andare più a fondo nell’ascolto per capire che tutto, seppur inverosimilmente, in realtà suona assolutamente naturale e che l’amalgama tra fiati (squisitamente jazzy), organi e chitarre che tendono a perdersi in aciduli assoli è frutto di una meticolosa ricercatezza, e non di un ricorrere a disoneste scorciatoie. In esso possiamo sì ritrovare le varie anime di Elliott Smith (quella più elettrica in Lemonade e quella più struggente in Domino, Wide Bed, Crossword), ma anche echi dei ben più vivaci Blur (Blame Time) e di un certo songwriting pop contemporaneo che ha in Christopher Owens uno dei suoi punti di riferimento (vedi Turnstile e il duetto con Nina Greene in Hung, vera e propria gemma del disco).
Contaminazioni sonore riarrangiate meravigliosamente dal duo, e che rendono Shoo una perla nascosta nel fondale di un profondo oceano di uscite discografiche. Se il rischio era quello di abbandonarla alla sua solitudine e farsi levigare dal tempo, possiamo dirci sollevati nell’essere riusciti a scamparlo.
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