Recensioni

In un’epoca in cui i termini “indie” e “pop-rock” suonano un tantino squalificati, tra alti tassi di viralità social e bassi tassi di qualità musicale, gli aquilani Lingue Sciolte ci fanno ricredere. Il loro (pur breve) disco d’esordio Neve non è perfetto e la musica che propongono ha certamente ancora bisogno del dovuto rodaggio (la title track e brani come Indipendente, ad esempio, denunciano una certa ingenuità, con la loro leggerezza), ma tra le righe dei testi si coglie carattere, soprattutto quando l’obiettivo è fotografare, grazie a un approccio alla scrittura fondamentalmente cantautorale, piccoli spaccati del quotidiano esistere. Pensiamo ad esempio all’introduttiva Beatrice, che sa un po’ di Libertines e butta fuori rime ben smussate che ricordano alla lontana gente come Alberto Fortis o Ivan Graziani, o magari alla toccante Era mattina, dedicata a tutti i Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e Carlo Giuliani di questo mondo.
C’è da fare un gran lavoro ancora, capire in che direzione muoversi veramente (verso l’electro-pop gradevole di brani come Woody Allen o le ballate al pianoforte in stile Solo di te?) e migliorare arrangiamenti e idee, ma la partenza promette ottimi sviluppi. A patto di non prendere scorciatoie da tastiera (e di scrittura) che non servirebbero a nulla, se non ad ingrossare quel fiume di produzioni tarate su facili giovanilismi che durano il tempo di un selfie.
Amazon
