Recensioni

Mettete The Bloody Beetroots in cabina di regia, e una serie di ospiti che vanno da Salmo a Caparezza, passando per Samuel dei Subsonica e alcuni stimati esponenti dell’odierna scena rap e hip-hop italiana: gli ingredienti per stuzzicare la curiosità attorno alla nuova prova in studio dei Linea 77 c’erano già tutti in partenza, e l’ascolto conferma che la band alt-metal torinese attiva dal 1993, i titoli per starci a pieno diritto, nel panorama attuale, li ha conservati in toto.
Questo nuovo EP del sestetto sabaudo arriva a quattro anni dall’ultimo oh! , ma il tempo passato non ha smussato le asperità (eufemismo) di un approccio tematico e sonoro divenuto un marchio di fabbrica. Server Sirena è il consueto profluvio di improperi con la bava alla bocca. Se esistesse una facoltà universitaria della rabbia, i Linea 77 ne sarebbero i rettori, loro che rappresentano l’eccellenza del made in Italy abituata a competere nel mondo sul terreno di gente come Korn, Deftones e Incubus: nomi che riportano ad altre epoche, certo, ma ciò non significa che non si possa evolvere cercando di agganciarsi a un presente confuso e frammentato, dove la barra resta dritta solo se anche la schiena si mantiene tale.
Magari oggi Nitto e soci sono diversamente arrabbiati rispetto a prima, non più per partito preso – come potevano esserlo da adolescenti – ma perché intimamente convinti che urlare in faccia al mondo le proprie nausee sia l’unico antidoto alla deriva della società odierna. O quantomeno un modo meno sconfortante per essere parte di essa. Onestà (non scandita in senso grillino) è ancora la parola d’ordine di questi eterni Peter Pan per cui il fatto che l’isola non c’è è solo motivo di ulteriore incazzatura. Un approccio che ha avuto l’effetto calamita non solo sugli illustri ospiti sopracitati, ma anche su vari artisti di casa Machete, come DJ Slait (feat. insieme a Salmo nell’opening AK77, accompagnata anche da un video omaggio a Full Metal Jacket), Hell Raton (presente con Caparezza in Play & Rewind) e Jack The Smoker (Senzalternativa), o passati per l’etichetta come Axos (suo il feat. in Prison).
«L’album – ha spiegato il gruppo – ha avuto un processo di creazione molto lungo, è stato un lavoro durato due anni senza nessuna data di scadenza, pressione o urgenza di scrivere nuove canzoni. Questo perché la band oggi vive una quotidianità diversa da quella di anni fa, dove si confrontava con più di cento palchi all’anno: alcuni dei musicisti sono padri, altri hanno avviato collaborazioni trasversali, come Dade che è tornato a suonare il basso su invito di Salmo o Tozzo che si è unito a Samuel nella sua fortunata parentesi solista».
E infatti, proprio su un palco – e quasi per gioco – è nata l’idea cardine di questo EP, figlio di una scommessa tra Dade e DJ Slait che, nel backstage di un live di Salmo, hanno iniziato a ipotizzare una collezione di featuring del combo di Venaria Reale con i rapper della label milanese specializzata in hip-hop, territorio in precedenza mai sperimentato dalla formazione sabauda. Se ciò rappresenterà una nuova frontiera del rock (anche nelle sue derivazioni più estreme) staremo a vederlo. Di sicuro, un bel grazie di tutto ai Linea 77 glielo dobbiamo a prescindere.
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