Recensioni
Leyland Kirby
Sadly, The Future Is No Longer What It Was
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Antonello Comunale
- 2 Gennaio 2010

Gli anni “zero” si aprivano valutando l’erosione come fine ultimo delle cose secondo i fondamentali Disintegration Loops di William Basinski. Ora Leyland Kirby chiude il decennio con l’amara constatazione che il futuro che ci eravamo aspettati non è arrivato. Opera destinata ad occupare storicamente un posto tutto suo, ovviamente accanto a quella del musicista newyorkese, Sadly, The Future Is No Longer What It Was è un’ambiziosa trilogia sulla perdita di riferimenti, sulla sconfitta come metro di giudizio dell’agire quotidiano, ma soprattutto sulla solitudine come unica conseguenza di un individualismo sempre più spinto.
Leyland Kirby lascia da parte tutti i moniker con cui è diventato celebre e pubblica questo concept sotto il proprio nome, segno probabile che qui si apre un ulteriore step nella sua ricerca d’artista. Sadly… si articola in tre dischi distinti (3cd, 6 lp) a cui sono dati altrettanti titoli: When We Parted, My Heart Wanted To Die – Sadly, The Future Is No Longer What It Was – Memories Live Longer Than Dreams. La musica in qualche modo si adegua al cambio di veste e tutto il lavoro di editing digitale che aveva reso celebre The Careteker viene parzialmente aggiornato al nuovo standard che prevedere suoni veri e tangibili, messi in essere da Kirby stesso. Li dove generazioni di pianisti minimal-Satie incontrano i panorami e le terre più esotiche di Eno, dove i nastri di Basinski, nella loro condizione analogica cedono il passo ad un’elettroacustica convertita da un digitale sempre più “post”, li Leyland Kirby trova lo spazio per formulare visioni terribilmente tristi di un individualità condannata a se stessa.
Il suono classico e rassicurante di qualche nota di piano apre il primo disco e dà il tono all’opera, che rimane perennemente sospesa in una tenebra fumosa che è al tempo stesso romantica e solipsista, timida e avventurosa. Parlare di singoli brani lascia il tempo che trova, perché i tre dischi vivono come un tutt’uno integro, al punto che il minutaggio non può che impennarsi fino a quota quattro ore o giù di li. E che allora parli Leyland Kirby stesso attraverso i titoli delle sue composizioni: il suono della musica scompare – la bellezza dell’imminente tragedia della mia esistenza – e mentre ero seduto accanto a te ho sentito la grande tristezza quel giorno – questa notte è l’ultima notte del mondo – neanche la nostalgia è una cosa buona come avrebbe dovuto essere – e non c’è niente tra la tristezza e l’urlo…
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